Tour Maggio - Giugno

(Toscana – Liguria – Piemonte)

 

 

Venerdì 26 maggio parto alla volta di Gerfalco (GR), per l’Etruscan Ride dei California Crew.

Questa prima tappa avrei dovuto percorrerla con Antonino, ma un improvviso lutto in famiglia l’ha costretto a rinunciare.

A Stradella prendo la A21, per passare poi sulla A15 nei pressi di Parma.

Sulla Cisa trovo vento molto forte, tanto da costringermi ad una fermata di circa un’ora, ma del resto è ora di pranzo.

Scendendo verso La Spezia il vento si attenua fino a non costituire più un problema, ma comincia a piovere moderatamente, inoltre nel passare dalla A15 alla A12 sbaglio qualcosa perché mi ritrovo nel centro di La Spezia.

Ripresa l’autostrada A12 continuo il mio viaggio verso sud.

Passo sulla S.S.1 Aurelia, che come avrò modo di notare più volte in questo viaggio, è piuttosto maltenuta e insufficiente al traffico che vi transita, nonostante sia una delle più importanti strade italiane.

Nei presi di Follonica devio verso l’entroterra, avventurandomi su strade sempre più remote, passo prima Massa Marittima, (che ha dispetto del nome sta a circa 20 Km dal mare), e poi mi inerpico per le Colline Metallifere fino a Gerfalco.

Si tratta di luoghi piuttosto sperduti ma davvero belli, Gerfalco è un piccolo borgo medioevale, tranquillo e sonnolento ma affascinante per le sue vecchie case, le sue vie silenziose e lo scenario di rilievi boscosi nel quale è collocato.

Si trova ai piedi del rilievo montuoso delle Cornate dove si estende l’omonima riserva naturale; le Cornate di Gerfalco costituiscono la vetta più elevata delle Colline Metallifere, raggiungendo l’altezza di 1060 metri s.l.m. (da Wikipedia N.d.A.)

 

 

 

 

 

Il Raduno si tiene in un parco comunale a poca distanza dal paese e immerso nel verde, al mio arrivo siamo davvero in pochi, forse non si raggiunge la decina, ma l’accoglienza è così spontanea da farmi dimenticare di essere arrivato fin qui da solo.

Per cena ci spostiamo nel vicino ristorante “da Motosega” dove mangiamo veramente bene e si aggiunge qualcuno alla compagnia.

La serata rimaniamo in pochi nottambuli a tirar tardi con qualche birra nell’area del raduno.

L’indomani il programma propone un paio di escursioni in zona ma io mi accontento di visitare il paesino che ci ospita, pranzare ancora una volta da Motosega e fare vita da raduno, ovvero chiacchierare tra motociclisti scolando qualche birra, nel frattempo la festa si anima ulteriormente.

La sera ancora a cena nel medesimo ristorante e serata al raduno, però io sono abbastanza stanco e mi ritiro presto contentandomi di sentire la musica dalla mia tenda.

Domenica in mattinata partenza dopo i saluti di rito.

Più che un raduno m'è parsa una rimpatriata di vecchi amici, (detto nel senso buono), alcuni lo erano davvero, ma tutti hanno potuto sentire questo calore, che forse solo in un evento con poca affluenza si può creare, quindi a mio parere, il basso numero di partecipanti non va considerato un fallimento.

I California Crew sono un club Moto Guzzi dedicato al mitico modello che da quarant’anni sostiene le sorti della casa di Mandello.

I due fondatori, che sono di fatto sono ormai gli unici membri, sono biker di vecchia data e provata esperienza, Mad Pandy storico membro dei Road Runners, (storico gruppo biker toscano), e Manuele che in quel club ha militato per anni.

La prima edizione di questo raduno fu nel ’95 e l’ultima, (prima di questa), del ’99 quando io giravo da poco più di un anno! Il registro delle iscrizioni è rimasto quello di allora e sfogliandolo si scorgono nomi mitici della sena biker italiana, bikers e club che ho conosciuto o solo sentito nominare in racconti attorno ai fuochi dei raduni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Così colmo di ardore guzzistico e di spirito biker d’altri tempi scendo dalle Colline Metallifere verso il mare, avvicinandomi alla costa mi inebrio del profumo di macchia mediterranea.

Arrivo al camping “Le Marze” posto tra Marina di Grosseto e Castiglione della Pescaia e immerso nella pineta.

Ho trovato questo camping sul sito http://www.motocamping.org dovrebbe quindi trattarsi di un campeggio particolarmente adatto ai motociclisti, ma non è così.

Nell’area più interna non è consentito portare mezzi a motore, quindi dovrei lasciare la moto lontano dalla tenda, campeggiando però con un piccolo igloo, la moto, le borse e il bauletto sono parte integrante dell’attrezzatura da campeggio e lasciarla lontana sarebbe scomodo.

Grazie anche alla gentile impiegata della reception risolvo il problema piazzando la tenda in un’area più esterna ma sempre dentro il recinto del campeggio, sono un po’ lontano dal bar/ristorante/shop e dai servizi igienici, ma sembra davvero di fare campeggio libero perché non ho attorno nessuno nel giro di parecchi decine di metri, inoltre la pineta è così fitta che anche anche quando nei giorni successivi ci sarà qualche scroscio di pioggia, la tenda rimarrà praticamente asciutta.

È giusto l’ora di pranzo, così mi metto a tavola nel ristorante del camping.

Dopo pranzo monto la tenda e mi riposo un po’ prima di sera mi concedo un bagno in mare.

La sera cena frugale a fianco della tenda e del mio California, poi al bar del camping non mi perdo la finale di Coppa Italia e sarà il 3° titolo stagionale per l’Inter, dopo la Supercoppa Italiana ed il Mondiale per club.

 

 

 

 

 

 

 

 

Lunedì mattina sono abbastanza riposato nonostante il materassino autogonfiabile non sia l’ideale per dormire più di poche ore.

Decido di mettermi in viaggio per visitare il Parco dei Mostri di Bomarzo, in provincia di Viterbo, un complesso monumentale risalente al XVI secolo, ormai praticamente delle rovine.

La litoranea si interrompe a Marina di Grosseto, per cui per prendere l’Aurelia in direzione sud devo andare fino a Grosseto, distante circa 16 Km.

Ho così modo di notare quanto le strade siano mal tenute, dossi creati dalle radici dei pini, asfalto liscio e imperfezioni varie.

Grosseto ha una circolazione caotica e una pessima segnaletica, più di una volta, al ritorno dalle mie escursioni, mi troverò a girare in tondo senza trovare la strada per rientrare al camping.

L’Aurelia è stretta, con un fondo stradale approssimativo, piena di incroci e percorsa sia da TIR come pure da mezzi agricoli.

Scendo verso sud per circa 90 km ed esco a Montalto di Castro, sbagliando rispetto all’itinerario che mi ero studiato.

Mi trovo quindi a percorrere strade sperdute in mezzo alla campagna laziale.

Passo da Tuscania, cinta da imponenti mura e che mi piacerebbe visitare ma temo di far tardi per la meta che mi sono fissato, sarà per un’altra volta.

Poi ancora colline, luoghi sperduti e strade approssimative fino verso Viterbo, qui passo su una statale che mi porta fino a poca distanza da Bomarzo.

Arrivo a Bomarzo verso l’ora di pranzo, il primo ristorante che incontro poco fuori dal paese è chiuso quindi proseguo attraverso il paesino tra rocce e case di pietra, fino all’orlo dell’anfiteatro naturale che ospita il Parco dei Mostri.

Scendo ed arrivo al parco, pranzo nel ristorante turistico, davvero di scarsa qualità, poi comincio la visita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Parco dei Mostri fu costruito per volere del Principe Pier Francesco Orsini (detto Vicino Orsini), dall’architetto e antiquario Pirro Ligorio, l'Orsini chiamò il parco Sacro Bosco e lo dedicò a sua moglie, Giulia Farnese (non l'omonima concubina del papa Alessandro VI).

Nel 1585, dopo la morte dell'ultimo principe Orsini, il parco fu abbandonato e nella seconda metà del Novecento fu restaurato dalla coppia Giancarlo e Tina Severi Bettini, i quali sono sepolti nel tempietto interno al parco, che forse è anche il sepolcro di Giulia Farnese. (da Wikipedia N.d.a.)

Si tratta di un percorso nel bosco disseminato di statue grottesche di mostri e giganti, una menzione meritano l’Orco, all’interno della cui bocca vi è un tavolo con delle panche ed entrarvi fa una certa impressione e ancor più La Casa Inclinata, camminarci all’interno mi da una strana sensazione di vertigine.

Il percorso è disseminato di scritte misteriose, in particolare mi piace ricordare questa pare mia sia dedicata:

 

“Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua, dove son facce horrende, elefanti, leoni, orchi et draghi.”

 

Il significato di tutto questo complesso monumentale non mi è chiaro, documentandomi in rete ho saputo che qualcuno gli attribuisce significati alchemici, altri vi hanno trovato temi antichi e motivi della letteratura rinascimentale, Sono rimasti, però, talmente tanti misteri che uno schema interpretativo universale, alla fine, forse non potrebbe essere trovato; su un pilastro, però, compare la possibile iscrizione-chiave "Sol per sfogare il core"(da Wikipedia N.d.A.) ...e forse è davvero questo che ha portato alla realizzazione di quest’opera, insomma fu solo un gioco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A poca distanza dal Parco dei Mostri passa la A1, la imbocco per portarmi velocemente verso nord.

Esco nei pressi di Orvieto, che vedo stagliarsi all’orizzonte con le sue torri ed il suo famoso Duomo.

Poco dopo Orvieto, lungo un tratto di statale trafficato ed in salita piuttosto ripida, trovo un anziano che arranca lungo la strada su una sedia rotelle, istintivamente lo evito e passo oltre, ma poi penso che il tipo corre il rischio di venire investito prima di raggiungere la cima della salita.

Fermo la moto e torno indietro a piedi, il poveretto è senza gambe e in stato confusionale, gli chiedo se ha bisogno d’aiuto, mi guarda sospettoso e inizialmente dice di no, poi accetta di farsi spingere fin sula porta di una casa, gli chiedo se abita lì e se devo avvertire qualcuno, ma risponde frasi sconnesse, alla fine chiedo a dei vicini appena sopraggiunti se lo conosco e se si possono interessare a questo poveretto, mi dicono di si e così mi rimetto in viaggio.

Poco più avanti imbocco la S.S. 74 Maremmana, che mi porterà appunto in Maremma, al “campo base” non prima di aver passato la città di Pitigliano, capitale della lavorazione del tufo, che sorge appunto da uno sperone di questa roccia.

Sarebbe bello visitarla ma è ormai tardo pomeriggio e devo ancora percorrere diversi km su strade non certo veloci e non vorrei rientrare troppo tardi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per il resto della settimana evito le lunghe trasferte, preferendo godermi la tranquillità del campeggio, il mare e finire il libro che mi sto trascinando da troppi mesi, “I viaggi di Jupiter”, tanto per restare in tema...

Martedì girando senza una meta precisa lungo l’Aurelia, finisco a fermarmi per pranzo in un ristorante nei pressi del Parco dell’Uccellina, ci ero venuto nel 2003 ma ora il parco è chiuso al traffico.

 

 

 

 

 

 

 

 

Mercoledì faccio una trasferta al Monte Argentario, ci venni anche nel 2003, salii fino a Punta Telegrafo, la sommità del monte dove però non c’è niente da vedere.

Questa volta vorrei costeggiarlo da Porto S. Stefano a Port’Ercole, all’epoca credevo che non ci fosse una strada costiera a collegare le due località.

Invece la strada c’è ma non è esattamente costiera, corre lungo le pendici del monte, panoramica sul mare.

La percorro per qualche Km ma gli strapiombi mi danno un po’ di vertigine ed il vento sostenuto non aiuta.

Anche il tempo non è dei migliori, sono nei pressi di Cala Piccola quando le nubi si addensano nere e mi vengono incontro, ne vedo l’ombra sulla strada, da l’impressione di un muro che mi viene addosso, penso che se il maltempo dovesse sorprendermi su queste strade non sarebbe piacevole, anche perché da qui alla frazione de Il Carrubo sul versante opposto sono circa 15 Km senza centri abitati, quindi non saprei dove ripararmi in caso di temporale e nemmeno so se la strada è tutta asfaltata, così decido di girare la moto e tornarmene sui miei passi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giovedì è l’ultimo giorno in campeggio per cui decido di rilassarmi e riordinare le mie cose in vista della partenza, nei 3 giorni seguenti mi attende un tour de force di oltre 700 km e ben due raduni.

 

Venerdì mattina dopo aver fatto colazione e ricaricato la moto parto in direzione nord.

Risalgo tutta la costa toscana, passo La Spezia e percorro la costa ligure fino a Savona dove svolto a nord verso Altare.

Altare è un paesino dell’entroterra savonese, famoso per l’attività vetraria che vi si svolge fin dal XII secolo, oggi ospita un Museo del vetro.

La presenza, a ridosso dell'abitato, di un vasto complesso di edifici diroccati, (forse uno stabilimento industriale), ed un certo senso di abbandono tipico di tanti borghi dell’entroterra ligure, fanno pensare ad un paese bombardato.

Altare ospita anche un cimitero militare della II Guerra Mondiale, Il cimitero delle "Croci bianche", realizzato dal generale Amilcare Farina comandante del Battaglione San Marco. Dall'ottobre 1944 ha accolto tutte le salme dei caduti senza distinzione di nazionalità e di grado, ospita 331 salme di cui 227 militari dell'esercito repubblicano, 72 militari dell'esercito tedesco, 25 partigiani, 7 civili e 17 ignoti. (da Wikipedia N.d.A.)

Riesco a scovare una stanzetta spartana nell’alberghetto più vicino al raduno, dove appena arrivato un avvinazzato signore del posto mi fa i complimenti per la moto e mi invita bere coi lui e i suoi amici un bicchiere di vino.

Sono qui per il Motorad18 dei Tomahawk, così dopo una doccia ristoratrice vado al raduno, dove ceno con gli amici Without Sound e mi gusto il concerto dei Folkstone, come mi aspettavo ottimo raduno, ottima gente, ottima ristorazione e ottimo concerto.

Per l’ospitalità trovata mi dispiace dover rimanere quì un solo giorno ma questo è il programma che avevo stabilito.

Rientro in albergo a tarda notte mentre comincia a piovere ed io sono senza giubbotto, meno male che sono poche centinaia di metri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sabato mattina dopo un sonno ristoratore mi metto in strada per raggiungere l’ultima tappa di questa settimana on the road, il Motobrulè del Gattolupo, a Bornasco/Sala Biellese.

Sotto un cielo coperto da bassi nuvoloni grigi salgo verso nord, Cairo Montenotte, Piana Crixia, dove mi fermerei volentieri a vedere i famosi funghi di pietra, ma anche sta volta il tempo è tiranno e le condizioni atmosferiche non incoraggiano a deviazioni turistiche.

Circa 20 Km più avanti mi fermo per pranzo in un’anonima trattoria, il padrone però nonostante l’aspetto da mariuolo è gentile mi lascia fumare dentro, mi chiede della moto e dei raduni e ne vuol organizzare uno lì… solite menate.

Pranzo vedendomi uno squallido telefilm in tv, invece del telegiornale, al tavolo accanto al mio sono seduti un uomo e un ragazzino, probabilmente padre figlio, questo tipo è a pranzo al ristorante con suo figlio e non trova di meglio da fare che guardare la televisione e pretende pure che il figlio taccia e lo lasci sentire, penso che questa cosa sia ancora più squallida del telefilm che sta guardando.

Dopo pranzo riprendo la strada, passo Acqui Terme, mi incasino nel centro di Alessandria, poi salgo fino al Vercellese e da li svolto a ovest verso Biella.

Probabilmente non decido per la strada migliore perché mi trovo a passare per Viverone e poi andare avanti verso Ivrea.

Circa 5 km prima di Ivrea mi inerpico su per un monte verso nord, ed arrivo a Bornasco/Sala Biellese dove si tiene il raduno.

Non sarà stata la strada migliore ma di certo è stata bella, i panorami già da soli valgono tutti i Km in più.

Al raduno mi incontro con Antonino.

Il raduno è bello e la ristorazione è buona, mi fa davvero piacere essere venuto anche quà, l’unica perplessità è data da dei tipi che girano come pazzi in mezzo al prato a bordo di trabiccoli artigianali, infangandosi terribilmente ma soprattutto col rischio di travolgere qualcuno o qualche moto parcheggiata, fortunatamente non succede niente e la smettono presto.

La serata è talmente piacevole che mi trattengo fino alle prime ore del mattino prima di ritrarmi in tenda.

Avevo piazzato la tenda in una zona ombreggiata nella speranza di poter dormire fino a tardi la domenica mattina, così da essere in forma per il rientro a casa, invece vengo svegliato dal frastuono di un fortissimo temporale.

La pioggia comincia filtrare dentro la tenda ma soprattutto è pericoloso restare sotto le piante tra fulmini e saette, così alle prime luci del giorno, infreddolito e assonnato mi sposto al sicuro della zona bar per un caffè.

Il problema in questi casi non è ripiegare la tenda bagnata quanto il trovare un attimo in cui non piova per poterlo fare senza infradiciarsi, fortunatamente quell’attimo arriva, così ricarico e mi metto in viaggio verso casa.

L’area del raduno è qualche metro più in alto della strada e scendere quel tratto fangoso e sassoso mi fa un po’ paura, tanto che mi faccio tenere da alcuni presenti, al diavolo le figuracce, sempre meglio di una caduta.

Il peggio però sarà il ritorno sotto la pioggia e su strade dove ha piovuto tanto da essere ormai coperte da una patina d’acqua.

Nei pressi di Biella mi fermo per fare colazione ma soprattutto per riscaldarmi con un tè bollente.

Viaggio tutta la mattina sotto la pioggia lento e timoroso, per fortuna smette di piovere dopo Vercelli permettendomi di accelerare la marcia e rientrare a casa in tempo per un pranzo ristoratore.

 

Max “Free Biker” Pavia