Tour Agosto 2011

(Italia – Austria – Germania)

 

Valutati gli oltre duecentomila chilometri sul groppone della mia California e i circa centomila dall’ultima manutenzione straordinaria, per queste vacanze ho preferito non avventurarmi in posti particolarmente sperduti, preferendo una meta che conosco bene come la Germania.

 

Martedì 2 agosto: l’itinerario di oggi passa da Milano, poi la SS 36 del Lago di Como e dello Spluga, che seguo fino a Chiavenna, per poi deviare verso il Maloja.

Sono strade che conosco bene e mi stanno a cuore perché le ho fatte diverse volte per andare ai raduni a Mandello e in Val Chiavenna.

Nei pressi di Chiavenna ho modo di ammirare una cascata che scopro essere stata citata nientemeno che da Leonardo da Vinci nel suo Codice Atlantico.

Poco più avanti invece scorgo la curiosa insegna del bar Pink Panther, considerato che poco prima a Chivenna, c’è il bar Biblos, (da dove partivano certe spedizioni elefantiache), per chi può capirla è una curiosa coincidenza.

Mi arrampico su per il Maloja che non trovo particolarmente difficile nonostante la moto stracarica e la mia scarsa attitudine ai tornanti.

In cima mi concedo una sosta per il pranzo, bratwurst con polenta taragna, birra, caffè e sigaro ammirando il panorama.

Attraverso l’Engadina e verso metà pomeriggio arrivo al confine austriaco, fa piuttosto caldo e la strada, seppur piacevole in quanto corre in mezzo a idilliaci paesaggi montani, non è decisamente veloce ne facile, così approfitto della sosta in cui acquisto la vignetta per le autostrade austriache per rifocillarmi con una red bull.

A Landek prendo l’autostrada A12 verso Innsbruck, che abbandono poche decine di chilometri dopo dalle parti di Telfs, da qui dopo qualche piccola deviazione dovuta ad errori di percorso, prendo verso nord per Fussen.

Al confine tedesco mancano ancora poco più di sessanta chilometri, vedo un albergo e decido di fermarmi pur avendo ancora alcune ore di luce a disposizione, così da non dover cercare un affannosamente un alloggio al calare della sera.

L’albergo è piuttosto caro ma bello, ceno con due belle fette di arrosto una di manzo ed una di maiale con crauti patate e canederli.

Poi finisco la birra in compagnia della mia pipa, mentre un’orchestrina in sottofondo strimpella musica vagamente tirolese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mercoledì 3 agosto: mi rimetto in sella per affrontare gli ultimi Km che mi separano dalla meta prevista, cioè Fussen ed vicini castelli di Hohenschwangau e Neuschwanstein.

Valico il Fernpass e prima di mezzogiorno sono a Schwangau, i castelli anche visti da valle sono veramente spettacolari.

Trovo alloggio in un campeggio su uno dei tanti laghi nelle vicinanze, piazzo la tenda e vado a pranzo.

Il camping è dotato di una bella gasthaus ed un grande salone birreria dove la sera si esibisce un gruppo di musica folk locale.

Sembrerebbe tutto bello ed accogliente, se non fosse che nel pomeriggio si scatena un violento acquazzone che, salvo qualche breve pausa continuerà per tutto il giorno e la notte, tanto da bloccarmi in tenda temendo addirittura che il lago possa esondare, inoltre dormire sotto simili scrosci temporaleschi non è certo piacevole sebbene la tenda regga egregiamente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giovedì 4 agosto: appena smette di piovere smonto la tenda e ricarico la moto deciso a cercarmi una sistemazione più adatta a questo clima.

Mentre lascio il campeggio ricomincia a piovere talmente forte da rendere pericolosa la marcia.

Torno verso Schwangau e trovo alloggio in un bel alberghetto a pochi chilometri dai castelli.

Sono stato in moto per un’ora al massimo ma pioveva talmente forte da avere già gli abiti inumiditi.

Faccio colazione e poi mi ritiro in camera per fare finalmente una dormita come si deve.

Nel pomeriggio il tempo è migliorato e tento di visitare i castelli ma l’afflusso di turisti è enorme, a parte il traffico di auto ed i parcheggi pieni ci saranno almeno due ore di coda per fare il biglietto.

I castelli chiudono tra le 17 e le 17:30 e sono già le 13, infastidito e deluso mi accingo a tornare in albergo e uscendo da parcheggio vengo quasi investito da un pullman, me ne vado imprecando…

 Decido che i posti troppo affollati di turisti non fanno per me e che questi castelli probabilmente non li vedrò mai, non si può mai dire, ma per questa volta mi accontento di fotografarli dalla strada sottostante.

Il resto del giorno lo passo in albergo dove stendo ad asciugare la tenda nella doccia e penso a come passare i prossimi giorni, avendo programmato la visita ai castelli sono partito troppo presto rispetto ai raduni che ho messo in programma.

Il pensiero di restare lontano da casa per quasi due settimane con questo tempo mi fa venire voglia di mollare tutto e rientrare.

La sera, per completare la giornata storta, ordino per cena una specie di ravioloni tedeschi che però arrivano ricoperti di striscioline di formaggio semi fuso che mi fa terribilmente schifo, faccio presente al cameriere che il formaggio non era specificato nel menù altrimenti non avrei ordinato quel piatto, rimane perplesso ma porta via il piatto e lo riporta dopo 5 minuti senza formaggio, probabilmente l’avrà spazzolato via, ma va beh…può andare bene così, i ravioli non sono niente di speciale ma nemmeno cattivi ed ho assaggiato qualcosa di nuovo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venerdì 5 agosto: per oggi avevo pensato di farmi un giro in moto sulla Romantische Strasse, ma manco a dirlo piove, sono un po’ demoralizzato e dopo colazione mi siedo fuori a fumare la pipa, alcuni ospiti dell’albergo mi assicurano che più tardi il tempo migliorerà.

In effetti, verso metà mattina smette di piovere e si scorge perfino qualche sprazzo di cielo azzurro.

Mi metto in moto senza una particolare meta, vado semplicemente verso nord.

La strada è bagnata e sebbene le curve siano dolci, non mi sento in forma e guido con eccessiva prudenza, perdendomi il piacere del viaggio.

Decido si seguire la Romantische Strasse e posso così rendermi conto come questa sia in realtà un itinerario che si dipana su varie strade, pittoresca e panoramica in alcuni tratti, decisamente più anonima in altri.

Arrivo a Landsberg am Lech, nelle cui prigioni, fu imprigionato Adolf Hitler, in seguito al Putsch di Monaco, quì scrisse il suo trattato Mein Kampf.

Attraverso in parte il centro della cittadina ma non vedo niente che ricordi quel fatto e siccome non ho voglia di mettermi a cercare parcheggio e visitare il posto, deciso di proseguire.

Circa quaranta km più a nord c’è Augsburg, so che la città ospita una filiale di Luois, (una catena di negozi per motociclisti), certo non sarà facile da trovare pur avendo l’indirizzo, tuttavia mi inoltro nel centro piuttosto trafficato.

Sto quasi per rinunciare quando vedo l’insegna di Polo, (un'altra catena di negozi per motociclisti), non l’ho mai visitata e decido di darci un’occhiata ed eventualmente fare qualche acquisto.

Fuori dal negozio è parcheggiata una Honda Shadow con l’adesivo dei Wolfman MC.

Scopro che uno dei commessi, un ragazzo giovane, è un membro di quel club, gli chiedo qualche informazione per riprendere la B17 in direzione sud, molto gentilmente mi disegna una mappa e mi mostra la strada su googlemaps, lo saluto dicendo che magari un giorno andrò a trovarlo al raduno del suo club.

Uscendo dalla città incontro anche la filiale di Louis, così mi fermo a fare un po’ di shopping anche lì.

Poco dopo incrocio un motociclista, in sella ad una vecchia sportiva anni ’80, indossa pantaloni in pelle con lacci, maglietta smanicata e gilet coi colori, chiaramente un biker, va in moto con la pipa stretta tra i denti, mi trovo a pesare che forse certi personaggi si possono incontrare solo in Germania, incrociandoci ci facciamo un cenno di saluto e poi ognuno per la sua strada.

Rientrando lungo statale B17, mi fermo per fare benzina e compero alcuni biker magazine tedeschi, come è tradizione quando vengo da queste parti, poi riprendo con decisione la strada verso sud.

 La giornata di oggi è stata decisamente più positiva della precedente, perché ho combinato qualcosa ed ho macinato strada invece di fare la muffa in una camera d’albergo.

Così ridiscendo con orgogliosa sicurezza le strade che avevo salito mestamente e con poca speranza, la sera dopo cena faccio perfino due chiacchiere col titolare della gasthaus.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sabato 6 agosto: è tempo di lasciare la zona delle Alpi Bavaresi per spostarmi verso nord, la mia permanenza in queste terre non è stata esattamente come avevo immaginato però, mi ero quasi affezionato al profilo delle montagne ed alle verdi campagne ai loro piedi.

Pur viaggiando tranquillamente arrivo alla Clubhouse dei Thunderbirds MC Schrobenhausen verso l’una del pomeriggio.

Il Sommerparty fissato per oggi non si animerà prima di sera ed inoltre credo di essere un ospite piuttosto inatteso, probabilmente il primo italiano mai capitato ad un loro raduno, questo crea un po’ di imbarazzo iniziale, ma poi l’accoglienza è molto ospitale.

Siccome non ho ancora pranzato e le griglie non saranno accese fino a sera, Helmut, un omone dall’espressione simpatica membro del club, si offre di portarmi in paese con suo furgone per pranzare, offrirà tutto lui, così pure qualche birra ed altri drink mi saranno offerti da altri per tutta la giornata.

Mi regalano anche una patch commemorativa per il 25° anniversario del club.

Conosco un gruppetto di ragazzi del posto, (non motociclisti), che in una bracca di legno non lontano dalla clubhouse hanno allestito un loro ritrovo con tanto di bevande varie, musica e divani resto con loro per qualche ora e rientro alla gasthaus verso le quattro del mattino.

Chi mi ha visto andarmene in moto sotto la pioggia senza sapere che alloggiavo a circa un chilometro da lì avrà pensato che fossi pazzo.

Sono venuto a questo raduno perché nel 2008 a Breitnau nella Foresta Nera avevo conosciuto un membro chapter locale dei Thunderbirds MC, volendo fare un raduno che fosse lungo il mio itinerario, ho preferito scegliere questo del quale avevo una seppur minima conoscenza, devo dire di non aver sbagliato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Domenica 7: probabilmente il mal di testa la spossatezza del giorno dopo sono una sorta di gabella da pagare quando si è passato una bella serata ed anche questa volta non fa eccezione, e pensare che ieri sera ho smesso relativamente presto di bere ma devo aver mischiato troppo.

Così dopo una leggera colazione a base di caffè e frutta decido di trattenermi un giorno in più in albergo a Horzausen, (il paesino nei pressi del quale si è tenuto il raduno).

Rimango a vegetare in camera fin verso le 7 di sera quando vado a cena nell’unica trattoria del paese, ma sono talmente fiacco che non riesco a finire la mia jagerschnitzel.

Rientro in camera, fumo un po’ la pipa nel cortiletto attiguo, sperando che la pioggia che gonfia le basse nuvole grigie si scarichi tutta durante la notte.

 

 

 

 

 

Lunedì 8: non ho una meta precisa, l’unico obiettivo e restare in giro fino al prossimo week end per partecipare al raduno Guzzi di Collenberg.

Prima di partire avevo preparato un programma di viaggio che poi il maltempo e la decisione di non visitare i castelli di Fussen hanno in parte modificato.

Decido di proseguire verso nord sulla Romantische Strasse e fare tappa a Dinkelsbuhl, un paesino medioevale ancora non assalito dal turismo di massa come il vicino Rothenburg ob der Tauber che ho già visitato diverse volte.

Soffia un vento piuttosto forte che mi infastidisce e rallenta nella guida, ma non è un grosso problema perché i Km da percorrere sono circa un centinaio, così arrivo a Dinkelsbuhl poco dopo mezzogiorno.

Faccio una sosta in un sobborgo per rilassarmi un po’ e mi fumo un sigaro mentre chiacchiero una famiglia, (padre, madre e figlia) che tornano dalle vacanze ognuno con la sua brava motocicletta, va beh la madre con il Piaggio MP3…

Un rapido giro nel centro di Dinkelsbuhl mi lascia intendere che quì gli alberghi possono essere piuttosto cari, così dopo aver dilapidato una cifra consistente per i pernottamenti dell’ultima settimana decido di ripiegare su una modesta gasthaus appena fuori dall'abitato.

Mi aspettavo un posto spartano ma non certo la topaia infame dove invece mi trovo ad alloggiare, sporca e maleodorante, c’è davvero d’avere schifo ed infatti ne ho, anche a sorbire il piatto di wurstel che ho ordinato per pranzo, fa schifo perfino la birra o forse sono io che ormai sono prevenuto.

Salgo in camera per “depurarmi” con una fumata di pipa, naturalmente fuori si mette a piovere.

Per fortuna l’acquazzone finisce presto e così posso almeno visitare la città.

Il centro di Dinkelsbhul è cinto da mura guarnite di torri e porte, in una di queste ultime, la Nordlinger Tor, (Porta Nordliger), è ubicato il “Museo della terza dimensione” contente varie immagini olografiche e stereoscopiche, http://www.3d-museum.de/ Ne ho letto sulla Lonely Planet e deciso di visitarlo.

Il biglietto d’ingresso è intorno alla decina di euro, un po’ caro ma se vi capita di passare da quelle parti vale la pena di visitarlo, è curioso vedere immagini di facce che sorridono quando gli passate davanti, o oggetti e animali che sembrano uscire dallo schermo.

Non scatto foto, non so se sia permesso, ma ritengo che in ogni caso l’effetto tridimensionale o di movimento non possa apparire in foto.

Lascio il museo nel tardo pomeriggio e faccio una passeggiata per il centro.

Dikelsbhul è legato ad una leggenda secondo la quale durante la Guerra dei Trent’anni, i bambini della città la salvarono dal saccheggio chiedendo alle truppe svedesi del Re Gustavo Adolfo di non danneggiarla.

Il fatto è ricordato da affreschi sui muri dalle case ed anche la figura del Re di Svezia Gustavo Adolfo è Ricordata da insegne e palazzi, inoltre nella terza settimana di Luglio si celebra la Kinderzeche, (festa dei bambini), che commemora l’evento.

Dinkelsbuhl, non è turistico come il vicino Rothenburg e questo lo rende più vero, tuttavia a Rothenburg si può passare un pomeriggio solo a curiosare tra i negozi di souvenir, qui dopo una passeggiata di un paio d’ore pare di avere visto tutto.

Per questo nel tardo pomeriggio vado a cena in un bel ristorante del centro dove la proprietaria, probabilmente vedendomi seduto al tavolo in compagnia unicamente di una birra, mi porge molto gentilmente un libro fotografico sulla città, sfogliandolo scopro tra l’altro che l’immagine stampata su di una scatola di biscotti che ho ha casa è uno scorcio di Dinkelsbul vista da fuori le mura.

Precisamente si tratta della Torre Bauerlin Emblema della città sulla sponda del fiume Wörnitz, assomiglia ad una casetta del tardo medioevo. Caratteristici sono il piano con travature a traliccio ed il tetto a capanna (XVI sec.). Il nome deriva dal guardiano della torre e conciatore Hans Bäuerlin.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Martedì 9: lascio Dinkelsbuhl non prima di aver fotografato la Torre Bauerlin.

Continuo verso nord, fino a Feuchtwangen, dove devio ad est per poi immettermi sull’autostrada A6 per Nurnberg.

Anche la tappa di oggi consiste in circa un centinaio di Km.

A Nurnberg ci arrivo verso metà mattina e mi metto a cercare un albergo, dopo la topaia in cui ho dovuto passare la notte scorsa, non bado a spese ma voglio un bel albergo.

Entrando in città mi imbatto in un paio di casermoni di cemento che ospitano alberghi probabilmente destinati chi si trova qui per lavoro, non credo che siano male e comunque chiederei di vedere prima la camera, ma mi sembrano troppo freddi e lontani dal centro.

Poco più avanti ne vedo un altro, ma quattro stelle categoria superiore sono troppe nonostante voglia concedermi un posto dignitoso.

Vado verso il centro ma il traffico e l’intrico di vie si fanno più difficoltosi, così torno sui miei passi.

Scorgo un’indicazione, la seguo e la scelta si rivelerà azzeccata.

L’albergo pur ubicato tra i palazzi di una zona residenziale, è costruito in parte in legno ed in stile caratteristico, è un po’ caro, (59 euro con colazione), ma davvero bello e dotato di tutti i comfort.

C’è anche il posto per parcheggiare la moto all’esterno ed il garage che costerebbe 4 euro al giorno, ma che la titolare mi concede gratis, forse perchè suo marito, così mi ha detto, possiede come me una Guzzi California Jackal.

Salgo in camera, una doccia ed un attimo di relax sono d’obbligo, poi scendo a pranzo nel bel ristorante, ordino uno dei migliori stinchi di maiale che abbia mai mangiato, accompagnato da un paio di birre scure.

Nel tardo pomeriggio mi faccio un giro in centro, ci arrivo comodamente col tram e il metrò grazie alle informazioni ed alla piantina avute in albergo, il personale è davvero molto gentile.

L’Altstad di Nurnberg è racchiusa da mura, fanno un certo effetto viste dall’esterno circondate dal traffico, sembra un borgo medioevale posto al centro di una metropoli.

All’interno c’è molto movimento, locali e qualche artista di strada compreso un gruppetto rock, il tutto all’ombra di antichi palazzi e imponenti cattedrali gotiche.

Il centro rimane assolutamente godibile nonostante un buon numero di turisti.

Pochi i negozi di souvenir, solo due ai margini della piazza centrale, (Hauptmarkt).

Il tempo continua non essere dei migliori e più di una volta rimango bloccato sotto qualche portico da improvvisi scrosci di pioggia.

Prima di rientrare visito l’Handwerkehof, ovvero la ricostruzione del quartiere degli artigiani, racchiuso da una cinta muraria a ridosso delle mura principali.

La Lonely Planet lo definisce un luogo completamente finto e trappola per turisti, certo entrando sembra di trovarsi sul set di un film in costume, ma non lo trovo particolarmente affollato, e poi sarà pure finto ma è molto caratteristico, i negozi di souvenir sono più cari ma meno dozzinali di quelli che ho trovato nell’Hauptmarkt.

Ci sono alcuni locali, in uno dei quali ceno con delle bratwurst.

Decido di rientrare in albergo a piedi perché stando alla piantina della città la distanza non sembra molta.

Però mi perdo in mezzo a zone residenziali, tratti di ferrovia e stazioncine di quartiere, credo di essere totalmente fuori strada e si fa tardi, ormai è sceso il buio e sono un po’ stanco, il problema è che non riconosco più la zona dove mi trovo, purtroppo non c’è in giro un’anima.

Quando incontro un tipo a cui chiedere informazioni, questo in un perfetto inglese mi informa che il mio albergo è a pochi isolati di distanza.

Rientro in albergo e prima di addormentarmi, mi faccio una birretta ristoratrice dal minibar.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mercoledì 10: oggi visito il Kaiserburg, il castello, che si trova all’estremità nord del centro e dal quale si può vedere un bel panorama sulla città.

Per pranzo mi fermo ad un ristorante aggrappato alle mura del castello.

Ordino un piato di bratwurst con salsa alla birra e crauti e due birre una keller, che si trova abbastanza facilmente anche da noi, ed una rauchbier, (birra affumicata), non l’avevo mai sentita nominare, è stato il nome ad incuriosirmi, un sapore particolare ma niente male, trovarla in Italia è piuttosto raro.

Mi trattengo un bel po’nel ristorante a chiacchierare con una coppia di camperisti italiani, parliamo dei nostri viaggi e delle mie moto, fa piacere dopo tanti giorni parlare ancora in italiano e non solo al telefono, spero di non averli tediati troppo.

Rientrando mi fermo a visitare le due cattedrali gotiche, la Pfarrkirche Unsere Liebe Frau e la St. Lorenzkirche.

Notevole è anche la Goldener Brunnen, fontana dorata a forma di guglia che si trova nell’Hauptmarkt.

Nella piazza oggi si tiene il mercato, mi piace visitarlo, anche se è piuttosto normale.

Passo ancora una volta all’Handwerkehof, per una birra e qualche acquisto.

Rientro in albergo nel tardo pomeriggio in tempo per farmi una doccia riposarmi un po’ e scendere al ristorante per cenare con un ottimo fegato con cipolle grigliate e purea di patate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giovedì 11: prima di  lasciare Norimberga visito il Reichsparteitagsgelande, il luogo dove durante il Terzo Reich si tenevano le manifestazioni del partito.

Costruito nel 1933 a sud est del centro per contenere la massa di gente che affluiva alle giornate nazionali del partito sarebbe dovuto essere composto dallo Zeppelinwiese, (una piazza d’armi), dal Deutsches Stadion, (che non fu mai portato a termine e avrebbe dovuto essere in grado di ospitare 400.000 persone), e dalla Luitpoldarena, ideata per le parate.

Oggi si compone di grandi spazi liberi che penso vengano usati per manifestazioni e feste, una costruzione in parte incompleta o forse abbattuta che ricorda un anfiteatro romano ed ospita il Dokumentationszentrum, (centro di documentazione), separato da questo da aree verdi e laghetti, c’è la Zepelintribune, o almeno ciò che ne resta.

Ci arrivo in moto non senza qualche deviazione e parcheggio vicino al Dokumentationszentrum, entro per visitare la mostra multimediale, il biglietto di 10 euro è un po’ caro ma il tutto è organizzato benissimo, ti forniscono di una specie di radio che nella tua lingua spiega le immagini ed i filmati lungo il percorso.

Pur tralasciando alcuni filmati e cartelli informativi passo lì dentro almeno un paio d’ore.

Tra le altre cose vi sono esposti dei documenti relativi ai processi di Norimberga con tanto di cartellini con le firme autografe degli imputati.

Altra cosa interessante è la ricostruzione del plastico di quella che avrebbe dovuto essere la futura capitale dei Reich.

Uscendo mi rimetto in moto giro un po’ intorno all’arena dando un’occhiata alle vaste aree libere nei dintorni, poi mi sposto verso la Zeppelintribune, in effetti era questo che volevo vedere.

Nonostante gran parte del complesso si stato abbattuto dopo la guerra perché pericolante, ciò che ne rimane è talmente grande che avendolo visto solo in foto faccio quasi fatica a riconoscerlo, capisco di averlo trovato quando mi si para davanti alla moto.

Orami rimane una grandissima scalinata ed un palco simile ad un tempio antico, (infatti è ispirato all’altare di Pergamo), in avanzato stato di rovina, le scalinate e le mura sono sbrecciate in diversi punti.

La costruzione domina un’ampia spianata vicina allo stadio di Nurnberg, la gente ci viene per fare una passeggiata o in cerca di tranquillità, qualcuno va con lo skateboard sulle gradinate.

Su un muro vicino al portone principale, naturalmente chiuso, qualcuno ha tracciato la scritta “PEACE” e simbolo della pace, un concetto così lontano dagli intenti chi fece erigere quest’opera.

Altre numerose scritte ricoprono queste pietre, personalmente ritengo che la deturpino ma tuttavia facciano ormai parte di essa.

Al di là dei giudizi che si possono dare sull'idea che portò alla realizzazione di quest’opera, va detto che con essa suoi ispiratori e costruttori sono riusciti a sopravvivere a loro stessi attraverso le loro opere, come accade con il Colosseo, il Partendone o le Piramidi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Terminata la visita mi faccio scattare da alcuni passanti una foto in sella alla moto con alle spalle la Zeppelintribune, poi mi rimetto in viaggio.

Percorrendo le veloci autostrade tedesche arrivo a Wertheim nel primo pomeriggio.

Mi fermo per pranzare al Burger King della splendida stazione di servizio, c’è da vergognarsi se pensiamo a certi squallidi autogrill che si trovano da noi.

Dopo pranzo raggiungo Collenberg Am Main dove si tiene in raduno, del Guzzi Club Kupferpaste.

Non vengo da questo raduno da 3 anni, ma per la 20° edizione non potevo mancare.

Il cielo continua a minacciare pioggia, siccome ne ho già presa abbastanza cerco senza successo una sistemazione in camera, alla fine mi rassegno e pianto la tenda, nell’erba umida.

Il raduno inizia ufficialmente il venerdì ma già oggi c’è un po’ di gente.

Incontro qualche guzzista italiano, ma principalmente passo la serata con un inglese gran bevitore e che possiede cinque moto, (questa volta è qui con una BMW GS), e un anziano signore australiano appassionato di moto storiche, il quale, (pensate un po’!), spiega lui, a me che sono italiano, una scorciatoia a Mandello per il ristorante “Al Verde”!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venerdì 12: mi sveglio sotto un cielo plumbeo, al raduno la colazione è prevista solo per il sabato e la domenica, quindi mi sposto nella vicina gasthaus.

Colazione ottima, abbondante ed economica, meglio di quella del raduno, purtroppo però rimango bloccato quì da un acquazzone per almeno un paio d’ore.

Il resto del giorno lo passo facendo vita da raduno, la sera però mi ritiro abbastanza presto perché domani intendo partire anche se la festa continuerà fino a domenica.

Sono in giro da molto e comincio ad aver voglia di casa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sabato 13: fortunatamente non piove, mi sposto al capannone del raduno per la colazione.

Più tardi smonto la tenda e ricarico la moto dopo averla spostata sul vialetto, fuori dal prato fradicio e ingombro di tende.

Mi trattengo ancora qualche ora al raduno perché voglio assistere alle celebrazioni per il ventennale.

Queste consistono in alcuni colpi di cannone, ovviamente a slave ed alcune musiche tradizionali suonate da una banda in lederhosen, (pantaloni di pelle tipicamente bavaresi), che arriva marciando con in testa Sigurd, il presidente del club.

Belle tradizioni che non avevo mai avuto occasione di vedere.

Prima di partire faccio la conoscenza del presidente dei Thunderbirds MC Wesseling, mi ricordo di averlo visto su un vecchio numero di Bikers News e che mi era rimasto impresso per il suo vetusto gilet.

Quando lo riconosco un po’ per la fisionomia un po’ per i colori che indossa, mi presento, sembra un tipo simpatico e forse prima o poi andrò a trovarlo al suo raduno.

Dopo questa breve conoscenza mi metto in viaggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La tappa di oggi è principalmente di trasferimento, intendo portarmi il più possibile verso sud per affrontare i passi alpini l’indomani.

Viaggio spedito sulla A3 ed A7, nel tardo pomeriggio arrivo ai confini con l’Austria, Valico il Fernpass, terribilmente trafficato.

Più avanti mi fermo un attimo al bordo strada per decidere il da farsi, si ferma un biker in sella ad una vecchia Harley, indossa un vetusto gilet con i colori di un club che non conosco, è insieme al figlio un ragazzino che guida un supermotard.

Ci salutiamo e mi chiede del mio viaggio, quando gli espongo il mio itinerario esclama stupito che ho girato la Germania più di lui che viene da quel paese.

Per passare la notte mi fermo nel villaggio di Obsteig.

La pensione dove alloggio è accogliente ma ornata da così tante corna, teste di animali e quadri insoliti che se uno fosse superstizioso potrebbe pensare a qualcosa di occulto.

Per cena mi sposto nella vicina gasthaus dove mi gusto un ottimo gulash di cervo con crauti rosi e spatzle.

Dopo cena fumo la pipa guardando dal balcone il profilo delle montagne che pian piano vengono avvolte dalle tenebre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Domenica 14: Dopo colazione mi rimetto in viaggio, prendo l’autostrada A12 ma solo per pochi Km, esco nei pressi di Landeck.

Percorro una statale panoramica fino a Pfunds, quando mi fermo in uno spiazzo in curva per scattare alcune foto, vedo delle lapidi fissate al parapetto di cemento, penso che forse sono in memoria di qualche poveretto finito giù dalla scarpata.

Qualche Km più avanti ad un bivio prendo per il Passo di Resia, appena prima del confine italiano mi fermo per comprare un boccale da birra per la mia collezione, incontro anche un certo numero di vecchie Jeep Willys Overland, deve trattarsi di un raduno.

Poco più avanti al Passo di Resia mi fermo ancora per la classica foto al campanile che spunta dall’omonimo Lago.

Il Lago di Resia (Reschensee in tedesco) è un lago alpino artificiale situato in val Venosta a 1.498m nel comune di Curon Venosta (BZ), Con la sua capacità di 120 milioni di metri cubi è il lago più grande dell'Alto Adige.

Presso il passo di Resia si trovavano tre laghi naturali: il lago di Resia, il lago di Curon detto anche lago di Mezzo (ted. Grauner See o Mittersee) e il lago di San Valentino alla Muta. La costruzione di una grande diga nel 1950 unificò i primi due precedenti laghi e sommerse l'antico abitato di Curon Venosta che venne ricostruito più a monte. 163 case e 523 ettari di terreno coltivato a frutta furono sommersi. Se ne ricavò il bacino dell'attuale lago, lungo 6 km e largo 1 km nel punto di massima larghezza.

La cima del vecchio campanile di Curon (Graun) emerge dalle acque ed è tuttora visibile. In inverno, quando il lago gela, il campanile è raggiungibile a piedi. Una leggenda racconta che in alcune giornate d'inverno si sentano ancora suonare le campane (che invece furono rimosse dal campanile prima della formazione del lago).

La chiesa di cui fa parte il campanile fu costruita verso la metà del '300.

(da Wikipedia N.d.a.)

Proseguendo incontro un sacrario militare italiano della Grande Guerra, ho grande rispetto per questi luoghi, così mi fermo fare qualche foto ad esso ed alle maestose cime che circondano, per le quali questi poveri soldati hanno combattuto e sono morti.

Risalendo in moto urto con lo stivale la barra paraurti posteriore destra e mi accorgo che è praticamente staccata.

A Collenberg mi ero accorto di aver perso il bullone che la tiene attaccata al supporto della pedana posteriore, ma non avevo dato peso alla cosa pensando che rimaneva sempre l’altro bullone che la ancora al telaio.

Il problema è che a causa delle vibrazioni l’occhiello sul telaio dove è attaccata la barra, ormai completamente arrugginito si è tagliato e questa praticamente penzola, rimangono pochi centimetri di metallo arrugginito, poi la perderò. 

Al primo spiazzo utile mi fermo, smonto la barra e la ripongo nel bauletto, cerco anche di chiedere informazioni sul percorso da seguire ma l’unica passante, un’anziana signora con un bambino passa oltre come se non ci fossi… gli avrò messo paura.

Proseguendo lungo la strada per il Passo dello Stelvio, nei pressi di una casa isolata scorgo qualcosa che cattura la mia attenzione.

Non posso fare a meno di dare un’occhiata, così parcheggio la moto in uno spiazzo poco più avanti e torno indietro per vedere di cosa si tratta.

L’area espositiva, chiamiamola così, si estende ai due lati della strada, comprende pietre levigate di varie forme e dimensioni, dipinte con facce grottesche, tronchi egualmente dipinti, grossi totem di legno, composizioni fatte con scarti metallici e ossa di animali, ma anche semplici alberi rinsecchiti adornati di ossa, teschi e corna di cervi.

Mentre mi addentro in questa curiosa esposizione mi si para davanti un tipo, scalzo e vestito solo di un paio di calzoni corti, con un forte accento sud tirolese mi dice di essere l’artista che ha realizzato tutto questo e che per visitare la sua “galleria” chiede a tutti la cifra simbolica di un euro che sconterà dall’eventuale acquisto di una delle sue opere d’arate.

Il personaggio mi ispira simpatia anche per la sua faccia tosta e comunque sono in casa sua, quindi gli elargisco l’euro di buon grado, ma faccio la gaffe di chiedergli dove sarebbero le opere d’arte, in buona fede… in effetti pensavo che le opere in vendita fossero altrove, forse in casa.

Senza scomporsi mi risponde “sono tutto intorno a te” in effetti le sue opere non mi dispiacciono, ma gli faccio presente che essendo in moto non posso portare roba grossa, e lui con la consueta faccia tosta risponde che quello non è un suo problema.

Visito un po’ la “galleria” e faccio alcune foto, dal campanello di casa scopro che il curioso personaggio si chiama Kuntner Lorenz e una volta a casa scoprirò che è anche citato da alcuni siti internet.

Prima o poi tornerò a comprarmi qualcosa da lui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Passo dello Stelvio l’ho già fatto nel 2001, in direzione opposta, ricordo che la parete nord è la più impegnativa ma penso che farla in salita non deve essere difficile, così inizio fiducioso la scalata.

Ho già detto di essere tutt’altro che un mago dei tornanti, per di più la moto carica non aiuta, fatto sta che trovo la salita davvero impegnativa.

In effetti con i suoi 2758 m.s.l.m. è il valico più alto d’Italia ed il terzo d’Europa.

Sul versante altoatesino i tornanti sono ben 48 dopo un po’ comincerò a contarli.

I primi tornanti sono abbastanza agevoli, salendo diventano sempre più difficili e stretti, il fondo stradale è molto inclinato verso l’interno in modo che dovendo appoggiare i piedi a terra rischierei di non trovare il terreno e di cadere.

Arrivo a fare alcuni tornanti pianissimo, in prima e frizionando, non è l’ideale per la frizione con oltre centomila chilometri all’attivo, se dovesse abbandonarmi qui sarebbe un bel guaio, o forse solo uno smacco, del resto l’unica cosa da fare sarebbe rassegnarsi e chiamare il carro attrezzi.

Invece il Guzzone seppur sbuffando arriva in cima senza problemi, farà solo un po’ di fatica a ripartire penso a causa dell’aria rarefatta.

Arrivato in cima, come quei che con lena affannata uscito fuor del pelago a la riva, si volge a l’acqua perigliosa e guata, così l’animo mio ch’ancor fuggiva si volse a rimirar lo passo

In cima al passo è un casino di moto e turisti, mi concedo un panino con bratwurst e una birra, compero un paio di adesivi per ricordare un’impresa che non ho intenzione di ripetere per un po’ di tempo, o forse addirittura mai se, come dice wikipedia, per accedere al passo dal versante altoatesino dal 2012 vi sarà da pagare un pedaggio.

Nella chiesetta edificata su uno sperone di roccia ringrazio Dio di avermi condotto sano e salvo fino a quì.

Sul versante lombardo i tornanti sono soltanto, (si fa per dire), 36, ma decisamente più agevoli, gli unici tratti un po’ pericolosi sono le strette gallerie.

Rimangono circa 250 Km a casa ed alla fine di questa avventura.

Fino a Lecco non c’è autostrada, non c’è tempo da perdere se voglio essere a casa prima di sera, e così viaggio spedito, fermandomi solo per una foto alla Torre Torelli a Tirano, che colpisce la mia attenzione e rimarrà l’ultima immagine catturata in questo viaggio.

 

Max “Free Biker” Pavia