Moto Guzzi 850 T3 California Sidecar

 

Ho sempre apprezzato i sidecar, ma ho cominciato a maturare l’idea di acquistare uno nel 2006, quando a causa di una forte nevicata e di un tamponamento riuscii a raggiungere il 50° Elefantentreffen  solo grazie ad un passaggio sul sidecar di un amico.

Per i due anni seguenti cercai un buon usato, in quanto i prezzi di questi mezzi non sono certo a buon mercato.

Infine la scelta cadde su una Moto Guzzi 850 T3 California del 1981, appartenuta all’amico Porthos che l’aveva da poco cambiata.

Si tratta di una realizzazione francese dotata di un vecchio carrozzino modello Jeaniel Cap’tain.

La carrozzeria portava i segni di molti viaggi fatti spesso in condizioni meteo proibitive, ma la parte meccanica era abbastanza posto.

Grazie all’omologazione francese il mezzo monta ruote automobilistiche, più adatte ad un sidecar e inspiegabilmente vietate dalla normativa italiana.

 

 

 

Al momento dell’acquisto realizzai parte del restauro:

il telaio della moto e del sidecar, la forcella earles e i cerchioni vennero sabbiati e ridipinti in vernice nera in polvere con fondo epossidico, in modo da essere più resistenti alle intemperie e al sale che, viaggiando d’inverno, è più facile trovare lungo la strada.

La sella fu ricostruita quasi da zero riparando la base di metallo dove arrugginita, rifacendo l’imbottitura e la copertura nei colori originali bianco e nero.

Fu sostituito il fanale della moto con uno originale e quello posteriore del sidecar con uno posteriore di derivazione Guzzi, essendo impossibile reperire il fanale originale di un sidecar costruito oltre 20 anni prima.

I vecchi terminali Sito furono sostituiti da due in acciaio inox lucidato, montati di serie sulle moderne Guzzi California, mentre i collettori furono dipinti in vernice nera ad alte temperature.

I dischi dei freni in ghisa vennero rettificati e forati.

Il gruppo carburatori/filtro aria non è stato cambiato ma i filtri a trombetta non sono certo di serie.

Sostituii le vecchie borse Krauser con due bisacce artigianali in cuoio che per anni avevo usato sulle mie moto ma erano ancora ben tenute, con una capienza di soli 20 lt. ognuna, le borse sono per lo più un accorgimento estetico, ma grazie al grande baule del sidecar non si pongono problemi di carico.

 

 

Il mezzo già così serviva allo scopo e ci andai all’edizione 2009 dell’Elefantentreffen.

Una volta in viaggio marciava piuttosto bene ma tendeva ad avere problemi di compressione a freddo, chissà per quale motivo erano stato montate delle testate di una Guzzi Le mans a valvole maggiorate, nell’autunno del 2009 le sostituimmo con quelle dell’850 T3.

Risolti anche i problemi di compressione andai anche all’Elefante 2010, questa edizione fu piuttosto dura, molta neve e di conseguenza molto sale sulle strade, in più venni fermato da una foratura e dalla rottura del regolatore di tensione.

Al ritorno la carrozzeria, già datata, portava i segni del sale raccolto lungo la strada, in particolare sul carrozzino, che fra l’altro aveva già qualche danno, sia da prima dell’acquisto, sia fatti da me, in quanto nei primi mesi calcolando male l’ingombro mi capitava di appoggiarmi in fermata a qualche muro o guardrail.

Così nell’autunno del 2010 decisi di completare il restauro.

 

 

 

Scartai l’idea di un restauro fedele all’originale perché essendo, in quanto sidecar, una special e non un mezzo originale, non potrebbe in ogni caso ambire al certificazione ufficiale di moto d’interesse storico, fatto di per se molto discutibile.

Inoltre essendo un mezzo “bloody weather edition” destinato cioè all’uso in condizioni limite, non è il caso di renderlo troppo raffinato.

Scelsi un semplice e grezzo nero opaco per moto e carrozzino.

Sulle fiancatine delle moto è riportato il logo “California” in corsivo.

Il parabrezza del carrozzino, ormai consunto è stato ricostruito in lexan e quello della moto sostituito con uno uguale, (dalla forma tipicamente Guzzi), ma ovviamente nuovo e leggermente fumè.

I coperchi delle punterie sono stati lucidati.

Sul muso e sul baule del sidecar è riportato in caratteri gotici il nome con cui l’ho ribattezzato: “Il Diabolico Coupè”

 

 

 

 

 

La scelta del nome deriva da una battuta fatta da un amico quando lo vide con la capotte montata, nero e un po’ malconcio e con la tela della capotte nera sbiadita disse che gli sembrava il sidecar della Famiglia Addams.

La capotte del sidecar inoltre è molto alta e mi ricordò la macchina “dell’orrore” della serie di cartoni animati Wacky Races, (La Corsa più Pazza del Mondo), il mio sidecar così divenne “Il Diabolico Coupè” e così è noto in giro per i raduni.  

Certo non è il più veloce o comodo dei sidecar, pur avendo raggiunto i 130 Km/h di tachimetro, (in realtà qualcosa in meno perché le ruote più piccole rispetto a quelle originali falsano lo strumento), raramente capita di superare i 100/110 Km/h.

Il bicilindrico Guzzi vibra ed è molto rumoroso specie per il passeggero nel sidecar.

Come ogni mezzo di questo tipo poi è piuttosto rigido di sospensioni e un po’ “duro” da guidare, necessita di un po’ di applicazione per imparare a condurlo correttamente, anche se la forcella earles agevola molto nelle curve rispetto ad una forcella tradizionale.

Tuttavia per me va benissimo, sia perché si tratta di una realizzazione su base Moto Guzzi, sia perché essendo appartenuto ad un amico trovo che sia una bella cosa continuare a far vivere questo mezzo che di certo ha ancora molto da dare.

 

Tutti i lavori di restauro sono stati eseguiti da Sidecar Italia (www.sidecaritalia.com)

 

Max “Guzzi” Pavia