Agosto 2010 Relax a Mandello del Lario e Itinerario Manzoniano (Lecco)

 

Vero la metà di agosto tornato dal  tour in Francia in occasione del Free Wheels decisi di godermi quello restava delle ferie con una settimana di dolce far niente sulle rive del Lago di Como, precisamente a Mandello del Lario, luogo caro a noi guzzisti.

Siccome non riesco a star troppo fermo in un posto senza visitare i luoghi di interesse che questo può offrire, ne ho approfittato per seguire in parte l’Itinerario Manzoniano nella vicina Lecco, di notai alcune segnalazioni oltre dieci anni orsono e che mi era sempre rimasto in mente pur non avendo mai occasione di percorrerlo.

 

Arrivati a Mandello ci sistemiamo al Camping Continental ed eleggiamo a nostra mensa preferita il Ristorante Grigna, facilmente raggiungibile e dove veniamo trattati davvero bene.

Sinceramente non avevo voglia di fare la discesa tortuosa che porta al ristorante “Al verde” anche se è famoso nella tradizione Guzzistica.

Qualche bagno nel lago, grigliate fai da te in campeggio e qualche birretta la sera al Lido tanto basta per rilassarsi.

Non manchiamo nemmeno di visitare la mitica concessionaria Moto Guzzi Duilio Agostini di Mandello per l’acquisto di qualche souvenir ed a Luca servirà anche per fare un piccolo intervento alla moto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A metà settimana decidiamo di percorrere questo famoso Itinerario Manzoniano.

Scendiamo a Lecco, dalla tangenziale prendiamo l’uscita Lungolago e proprio sul lungolago lasciamo le nostre California.

A piedi ci inoltriamo nel centro di Lecco, troviamo subito l’ufficio informazioni turistiche, dove alcune belle ragazze ci danno le informazioni del caso su quanto abbiamo deciso di visitare, una ci riconosce come guzzisti e facciamo pure due chiacchiere.

Dall’ufficio turistico andiamo in Piazza Manzoni dove non manco di farmi fotografare sotto alla statua del famoso scrittore.

 

 

 

 

 

 

 

Prima tappa dell’Itinerario Manzoniano è Villa Manzoni, residenza della famiglia Manzoni da due secoli, venne venduta dallo scrittore nel 1818 alla famiglia Scola che la mantenne inalterata fino agli anni 60 quando fu venduta al Comune di Lecco.

In questa villa Alessandro Manzoni trascorse quasi tutta l’infanzia e l’adolescenza.

L’edificio ospita attualmente il Museo Manzoniano, che espone in 10 sale, prime edizioni, manoscritti, cimeli relativi alla vita ed alle opere di Alessandro Manzoni.

Possiamo vedere anche alcuni costumi utilizzati nello sceneggiato televisivo degli anni ’90 “I Promessi Sposi” ed un filmato sulla vita e le opere del Manzoni.

A Villa Manzoni un solerte funzionario ci ragguaglia un po’ sull’itinerario da seguire, sconsigliandoci alcune tappe in quanto alcuni luoghi pur considerati, secondo le ricostruzioni storiche, come citati nel romanzo sono molto cambiati nel corso dei secoli e si posso visitare solo dall’esterno.

Siamo qui per rilassarci, non ho intenzione di fare il turista a tutti i costi con la piantina della città alla mano, per cui seguo le indicazioni del funzionario ed evito alcune tappe.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Passiamo per l’ex Convento di Pescarenico, (convento di Fra’ Cristoforo), convento dei frati Cappuccini edificato nel 1576.

Posto accanto alla strada per Bergamo, nel 1798 venne trasformato in caserma per le truppe francesi e quindi, 1810 venduto a privati.

Nella piazza antistante, dedicata proprio a Fra Cristoforo, è visibile un ossario del 1699, con i resti dei frati francescani morti di peste, la terribile calamità descritta ne “I Promessi Sposi”.

 

 

 

 

 

 

Scendiamo nel borgo di Pescarenico, è l’unico luogo lecchese citato esplicitamente nei Promessi Sposi.

Nel ‘600 era il villagio abitato dalle famiglie che detenevano il dirotto di esercitare la pesca nel tratto dell’Adda tra i due laghi di Lecco e Garlate, ricchissimo di pesci.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ormai si è fatta l’ora di pranzo e la camminata ci ha messo davvero di buon appetito, cerchiamo senza fortuna un ristorante aperto nei dintorni, così torniamo nel centro di Lecco e in una delle piazze principali pranziamo in un ristorante forse un po’ modaiolo e commerciale ma dal nome decisamente in tema “Azzeccagarbugli” l’interno tra l’altro è decorato da bei quadri dai soggetti, manco a dirlo manzoniani e anche della qualità dei cibi non possiamo lamentarci.

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel pomeriggio torniamo alle moto e dopo un sigaro sul lungolago ci spostiamo verso est, sulla strada per Bergamo dove, un po’ fuori Lecco, su un'altura si trovano dei ruderi di quello che secondo la tradizione doveva essere il Castello dell’Innominato.

Chiedendo informazioni abbiamo saputo il panorama sulla zona circostante vale la visita, ma l’ultimo tratto di strada piuttosto ripido ed in pavé sconnesso mi sconsiglia dal salire in moto e a piedi non è poca strada, così rinunciamo a visitarlo, sarà per un'altra volta.

Posto nel punto più alto della frazione di Somasca, su un'altura naturale, si trova un antico complesso di fortezza risalente a tempi antichissimi che domina tutta l'area di Vercurago e del lago. Le prime notizie storiche giunteci riguardo a questo castello risalgono al XIV secolo quando lo sappiamo essere proprietà dei Visconti, anche se con tutta probabilità esso venne ricostruito a partire da fortificazioni precedenti risalenti all'epoca carolingia, di cui si ha ampia testimonianza nel torrione centrale (ove attualmente si trova una cappella dedicata a san Girolamo, costruita nel 1902 recuperando parti dell'antico castello).

La fortezza è oggi conosciuta meglio col nome di "Castello dell'Innominato" in quanto la tradizione vuole che questa struttura fosse stata una delle residenze di Francesco Bernardino Visconti al quale Alessandro Manzoni si ispirò né I Promessi Sposi per la creazione della figura dell'Innominato.

Il complesso, oggi perlopiù ridotto a un rudere, era stato con tutta probabilità eretto nel merito delle fortificazioni che il paese subì durante gli anni degli scontri tra Milano e la Serenissima, ma sappiamo che già al tempo di San Girolamo Emiliani esso aveva perso gran parte della propria importanza strategica se lo stesso santo poté utilizzarne alcune parti per accogliere i suoi orfanelli e stabilirvi delle strutture create dalla congregazione. La struttura venne in gran parte smantellata nel 1509 ad opera delle truppe francesi e la popolazione locale se ne servì successivamente al fine di ricavarvi del materiale da costruzione, fatto che ha pesantemente alterato il complesso nei secoli.

Si conservano ancora intatti il muro perimetrale, parte dei bastioni difensivi e alcune torri, mentre gli spazi coperti e le cappelle presenti sulla sommità sono state in gran parte ricostruite in tempi successivi. Originale è anche la lunga scalinata per giungere al castello, direttamente scavata nella roccia! (Da Wikipedia N.d.A.)

 

 

 

 

 

 

Ritornando verso nord ripassiamo attraverso Lecco, nella zona del Rione Arquate, che la tradizione identifica come “il paese dei promessi sposi”, possiamo vedere il tabernacolo dove Don Abbondio incontro i Bravi all’inizio del romanzo.

Il viottolo descritto né “I Promessi Sposi” è ora un vicolo stretto tra due mura di cemento, il famoso tabernacolo niente più di una nicchia e delle “anime e fiamme a color di mattone, sur un fondo bigiognolo, con qualche scalcinatura qua e là” non ne rimane traccia, all’interno della nicchia è posta una malconcia immagine sacra.

Mi immaginavo un viottolo di campagna, forse perché tante illustrazioni ispirate al romanzo lo dipingono così e quello che trovo mi delude un po’ ma forse è normale perché sono è passati quasi 400 anni dai fatti descritti in quel libro e la città crescendo ha fagocitato paesi e campagne facendoli diventare rioni.

Mi addolora di più il fatto che ai luoghi simbolo di un’opera così importante non sia dato il rilievo che meritano.

Spersi nel centro di Lecco fatichiamo a ritrovare la strada per Mandello ma un motociclista di passaggio in sella manco a dirlo ad una Guzzi Nevada ci mette sulla giusta via.

Rientriamo in campeggio nel tardo pomeriggio e la nostra vacanza volge al termine.

 

Max “Free Biker” Pavia