54° Elefantentreffen, Thurmansbang Solla/Lho, Bayerischer Wald Germania
Questo è stato il mio decimo Elefante, contando anche quello del Nurburgring, il nono a Solla.
Una ricorrenza importante per una delle più dure edizioni a cui ho partecipato.
Considerando che da due anni posso appoggiarmi sulla terza ruota questo testimonia ancora di più la difficoltà del viaggio.
Partiamo, il mercoledì, mattina all’alba, per il secondo anno Antonino è con me come passeggero.
Il sole nascente incendia il cielo verso est, un'alba davvero bella, peccato non averla fotografata sarebbe stata un’ottima copertina per questo racconto.
Viaggiamo bene tutto il giorno, strade pulite e nessuna precipitazione, l’unico neo è dato dal tedio di dover guidare sui lunghi rettilinei autostradali ad una velocità di crociera di poco oltre i 100 Km/h, purtroppo il mio sidecar su base Guzzi California 850T3 non permette medie più elevate, nonostante sia stato recentemente rigenerato da pesanti interventi al motore, compresa sostituzione delle testate.
Nei pressi del Brennero ci fermiamo per acquistare la vignetta per le autostrade austriache e riscaldarci un po’.
Qui ci raggiungono Porthos e Maestro dei Without Sound Genova, sui loro sidecar BMW, da lì procederemo insieme.
Maestro è col figlio Davide, ormai un ragazzone di 18 anni, pensare che nel 2003, al mio terzo Elefante, l’avevo incontrato ed era solo un bambino, gli anni passano… ma quello che conta è che sto ancora facendo le stesse cose, la vita che mi piace.
Arriviamo nel tardo pomeriggio a Rosenheim, in Germania, perfettamente in orario sulla tabella di marcia.
Ci fermiamo alla Gasthof Hoensteigher alla periferia nord di Rosenheim, per la precisione nel sobborgo di St. Peter.
Pernottare in questo albergo è ormai una tradizione, è inevitabile che quando ripeti per tanti anni lo stesso viaggio molte cose diventino una routine, tuttavia non mi sono ancora stancato e continuo a vedere l’Elefante come un’avventura unica.
Quella sera abbondante mangiata e bevuta tipicamente bavarese, ma per quel che mi riguarda senza ritirarmi troppo tardi, perché la stanchezza si fa sentire e l’indomani ci aspettano ancora alcune centinaia di chilometri.
Giovedì mattina dalle finestre delle nostre camere possiamo vedere la città imbiancata da una fitta nevicata che non accenna a scemare.
Non sono le condizioni ideali per mettersi in viaggio, ma fido nella terza ruota e non mi preoccupo più di tanto.
Il mio sidecar rimasto tutta la notte sotto una spessa coltre di neve non parte, dobbiamo avviarlo con il booster, fortunatamente Porthos ne è fornito.
Ci mettiamo in viaggio seguendo l’itinerario più breve, su statali che non mi sarei azzardato a percorrere con solo due ruote e queste condizioni meteo, infatti normalmente sono tenute più pulite le autostrade, mentre sulle statali è facile trovare della neve in caso di precipitazioni molto intense.
Nevica a tratti, la carreggiata non è perfettamente pulita, ma si riesce a viaggiare discretamente.
Alcuni chilometri prima di Muldorf, mentre sto viaggiando tranquillo sui 60/70 km/h, mi si presenta un tratto di circa una ventina di metri completamente imbiancato dalla neve, c’è un avvallamento e il vento porta la neve sulla strada, anche i camion si fermano e passano a turno nel piccolo tratto dove la coltre bianca è più sottile.
È tardi per frenare e se arrivassi con le ruote bloccate su quel manto bianco non mi fermerei di certo, così scalo velocemente le marce sperando di arrivarci alla minore velocità possibile e passare indenne, ma non sarà così.
Appena le ruote toccano il manto bianco comincio a scivolare verso sinistra, meno male che la strada è bloccata e di fronte non arriva nessuno.
Continuo a scivolare verso i campi, sono praticamente fermo quindi non ci faremmo male andando fuori strada, ma magari si potrebbe danneggiare il sidecar e poi tirarlo fuori da un campo innevato sarebbe un bel problema.
Dietro di me arriva Maestro, anche lui scivola sulla neve, mi tampona rompendo il fanalino posteriore del sidecar, ma facendomi fare mezzo giro su me stesso e fermandomi all’istante.
Un tamponamento che ti salva da un incidente più grave credo che sia un caso più unico che raro, però così è andata.
Porthos è già passato oltre e indenne da quel dannato tratto di strada, corre ad aiutarci per raddrizzare il sidecar e tirarlo fuori dalla neve, siamo in tre a spingere ma fatichiamo lo stesso, non oso pensare come sarebbe stato se fossi finito fuori strada.
Da questo episodio riparto un po’ scosso e guidando con quell’accortezza impacciata e preoccupata che viene dal timore di avere incidenti.
Arriviamo senza intoppi nei pressi di Passau dove imbocchiamo l’autostrada A3 verso nord.
Mancano pochi chilometri alla nostra meta, ma il cielo è gonfio di neve, penso che se dovessimo viaggiare sotto nevicate abbondanti nel tratto collinare tra l’autostrada e Solla sarebbe davvero un inferno, così cerco di affrettarmi.
Tuttavia ormai è troppo tardi e la neve comincia a scendere abbonante sulla già candida Bayerischer Wald, sono poche decine di chilometri ma tra curve e colline in una zona molto rurale dove le strade non vengono certo pulite come nelle aree metropolitane o in autostrada.
…Ed è un inferno bianco e grigio, gelido e umido… timoroso per l’indicente occorsomi guido con estrema prudenza ed impaccio, per di più il fanalino rotto fa contatto, ogni volta che tocco i freni si accendono le luci, temo qualche dispersione di corrente che possa lasciarmi a in panne.
Riusciamo tuttavia ad arrivare a Solla, senza altri problemi verso metà pomeriggio, ci fermiamo alla Gasthof Geisselstein dove avevo prenotato.
Nel vialetto che conduce ai garage ci sono 50 cm. di neve, così parcheggiamo i sidecar nell’esiguo spiazzo davanti all’ingresso.
Sono esausto e per quel giorno decidiamo di restare in albergo.
Più tardi quando il vialetto d’accesso ai garage sarà stato reso minimamente praticabile uscirò per spostare il sidecar, senza guanti, pensando che pochi minuti non saranno un problema, mi trovo nel bel mezzo di una vera e propria bufera di neve e vento gelido, rientro con le mani addirittura doloranti.
Quella sera ci raggiunge in gasthaus Giuseppe “Diaulon” da Dorno con altri dei suoi, anche lui è un habituè dell’Elefante, ci dice che giù nella “buca” la temperatura è scesa a -20°, non so se sia davvero così, in dieci Elefanti al massimo ho visto scendere il termometro a -18°, ma di certo la bufera rende la temperatura percepita molto bassa.
Venerdì mattina dopo colazione scendiamo al raduno, le strade sono quasi completamente innevate, specie quella che porta a Loh aperta solo agli “Elefanti”.
Ai bordi delle strade grandi mucchi di neve, moto semisommerse dalla coltre bianca, altre dirette al raduno che arrancano sperando di non cadere e molti di costoro devono ancora posare le tende… viene quasi paura per loro, tuttavia è nulla al confronto di coloro che arriveranno dopo il tramonto.
È sempre il solito discorso, il vero Elefante è in tenda, ma dopo oltre 750 chilometri con queste condizioni atmosferiche un tetto sulla testa è più che gradito, più per le comodità che può dare l’albergo che per il freddo, tant’è che da otto anni vado in albergo.
È vero che niente tende, niente fuochi, significherebbe niente Elefante, come dice anche una scritta al chiosco dove vendono la legna “Keine Feier ohne lagerfeuer!” (niente festa senza falò), ma non credo che ci sia il pericolo che questo mitico raduno scompaia o si trasferisca nelle gasthaus, ci sarà sempre chi deciderà viverlo alla vecchia maniera nella buca di Loh, ed io lascio volentieri a costoro l’onore di perdurare la tradizione, specie a quelli che si sobbarcano meno chilometri per partecipare a questo evento.
Ci tratteniamo al raduno fin dopo il tramonto, gran parte del tempo sotto una fitta nevicata, mentre ci accingiamo a tornare mi fermo a fotografare un tipo appena arrivato in sella ad una vespa, io non lo conosco ma lui conosce me, dice di venire dalla Sicilia e di aver maturato l’idea di questo viaggio leggendone i racconti sul mio sito.
Sono cose che fanno piacere, non l’ho più visto ma auguro a questo quasi sconosciuto amico ogni bene e gli faccio i complimenti per un viaggio di certo più lungo e impegnativo del mio.
Rientriamo in gasthaus sotto una nevicata intensa, freddo e buio per gran parte del tragitto.
Quella sera festa in gasthaus mentre fuori infuria la bufera.
Ho modo di parlare con dei tipi che pur essendo lì per bersi qualche birra, devono poi rientrare in un altro albergo distante alcuni chilometri, mentre pare che fuori vengano addirittura bloccate le strade in quanto impraticabili, una situazione terribile che testimonia quanto sia meglio fermarsi in questa gasthaus, la più vicina al raduno.
Sabato siamo un po’ stanchi dopo tre giorni piuttosto intensi così restiamo a bighellonare tutto il pomeriggio in gasthaus.
Scendiamo al raduno solo dopo il tramonto, quasi come fosse un cartellino da timbrare, questo però ci permette di assistere alla fiaccolata in memoria dei caduti del motociclismo, un momento toccante e affascinante, l’oscurità, la neve, il bagliore delle fiaccole ed un requiem di sottofondo, peccato solo che il testo “ad memoriam” non venga letto in italiano benché gli italiani intervengano numerosi all’Elefante.
La sera del sabato è l’ultima così c’è grande festa per salutare questa edizione 2010 del Raduno degli Elefanti, la mia partecipazione però si trascinerà per un altro giorno.
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Domenica mattina il tempo è migliorato, si vede un po’ di cielo azzurro ma una brutta sorpresa mi attende in garage, la gomma posteriore della moto è a terra.
Il mio sidecar monta pneumatici automobilistici, non facili da reperire ad un raduno motociclistico.
Con Antonino proviamo a scendere ancora una volta fino al raduno nella speranza di risolvere il problema.
Il meccanico “ufficiale” dell’evento sta chiudendo bottega e comunque non tratta pneumatici, ci manda dal gommista, “ufficiale” pure lui ma che non tiene quel tipo inconsueto di camera d’aria.
L’unica concessionaria automobilistica presente in paese è chiusa.
Chiediamo ad un veicolo di soccorso dell’ADAC, (una sorta di soccorso stradale tipo l’ACI), ci dicono di smontare la gomma e portarla al centro assistenza ADAC.
A questo punto torniamo in gasthaus, il gestore prima si offre di accompagnarci al centro di assistenza ADAC per riparare la gomma, poi ci ripensa, (o forse siamo noi che non abbiamo capito), e dice che è meglio attendere l’indomani e rivolgerci al gommista del paese.
Proviamo a smontare noi stessi la gomma con l’aiuto di Maestro, ma si tratta di togliere anche la marmitta e i bulloni sono ossidati e bloccati dalla ruggine e dal sale, alla fine desistiamo.
Dovevamo partire oggi ma ormai si tratta di restare qui per un'altra notte, i Without Sound con grande spirito di amicizia e cameratismo decidono di restare con noi.
Non siamo gli unici che non riescono a ripartire, altri motociclisti restano bloccati a causa di problemi meccanici e vengono a rifugiarsi qui, è una situazione che non ho mai vissuto, c’è sempre una prima volta…
In particolare un tipo di San Marino, bloccato da un problema alla sua enduro, si aggrega a noi per passare quella strana giornata nella fredda hall dell’albergo.
Nonostante rimangano ancora un po’ di ospiti i gestori della gasthaus, dopo una settimana di intenso lavoro, decidono per la chiusura.
L’albergo funziona regolarmente, ma non c’è servizio ristorante e dobbiamo arrangiarci per pranzo e cena con un vassoio di affettati e formaggi ed una cassa di birra gentilmente forniteci prima di chiudere le serrande del ristorante.
A qualcuno andrà peggio, alcuni motociclisti anche loro impossibilitati a ripartire a causa di guasti, gireranno tutto il paese in cerca di un locale aperto per mettere qualcosa nello stomaco dato che stanno a digiuno dal giorno prima, ci racconteranno di essere scesi per disperazione fino all’area ormai deserta del raduno, cercando del cibo in scatola ancora chiuso che avevano lasciato là rifacendo i bagagli, pensare che se ci avessero chiesto ospitalità avremmo condiviso i nostri affettati, tanto più che ne abbiamo avanzati.
Lunedì mattina il tempo è di nuovo peggiorato, cielo grigio e carico di neve.
Io e Antonino andiamo dal gommista, gli spieghiamo il problema, il titolare è fuori con lo spazzaneve, altra perdita di tempo, quando rientra ci dice di tornare pure alla gasthaus, da lì a poco manderà l’operaio a prendere la ruota.
Lo smontaggio della la ruota non è facile e si rompe addirittura un bullone delle fascette che tengono la marmitta, nulla di grave però, il tipo ritorna presto con la ruota riparata, tra l’altro mi fa anche spendere poco.
Sembrerebbe arrivato il momento di partire, ma mentre salgo in camera per indossare la tenuta da viaggio si scatena una vera e propria bufera che mi fa temere di restare bloccato ancora, fortunatamente finisce presto.
Ci mettiamo in viaggio non prima di aver prenotato la camera per l’anno prossimo, pare che ne rimangano libere solamente cinque, probabilmente molti “elefanti” visto la durezza di questa edizione si sono premuniti per l’anno successivo.
Naturalmente il sidecar non parte e va avviato col booster.
Le prime decine di chilometri non sono facili perché la zona è collinare con frequenti salite e discese e le strade sono coperte di neve.
Più avanti le condizioni del fondo stradale migliorano e cominciamo a viaggiare bene.
Arriviamo a Rosenheim verso l’imbrunire, quì salutiamo il tipo di San marino che si è aggregato a Maestro per il viaggio di ritorno lasciando la sua moto a Solla.
Anche sta volta prendiamo alloggio alla Gasthof Hoensteiger, Antonino si ferma quì, mentre io e gli altri facciamo il consueto shopping da Louis.
Stando alla tabella di marcia, senza imprevisti sarei dovuto rientrare a casa questo pomeriggio, così mi tocca avvertire a lavoro che non rientrerò il giorno stabilito.
Martedì, il sidecar ancora non parte, già ieri poco prima di Rosenheim aveva cominciato a restare accesa la spia della batteria, tuttavia col booster riparto e non avrò problemi fino a sera.
Passiamo in Austria, poi il Brennero e finalmente la nostra Italia, facciamo soste minime per essere a casa al più presto, ma i chilometri da fare sono molti e la media che i nostri mezzi ci consentono è bassa.
Tra Verona e Brescia ci perdiamo di vista, mi fermo ad aspettare gli altri, spengo il motore e ancora questo fatica ripartire.
Anche Porthos ha problemi elettrici, così temendo di rimanere in panne nei pressi di Brescia tira dritto e cerca la concessionaria BMW più vicina.
Quanto a me temo che l’alternatore non ricarichi più la batteria perché la spia rimane sempre accesa, così tento di arrivare a casa al più presto e prima del buio, accendere le luci potrebbe essere il colpo di grazia.
È una speranza vana, perché sicuramente dovrò fare ancora una sosta carburante.
Sono le ultime manciate di chilometri, è tardo pomeriggio, il sole sta calando incendiando il cielo ad occidente, un ideale ultimo fotogramma di questo viaggio, così come l’alba dorata ad oriente ne era stata l'inizio, ma non è finita la nostra avventura.
Svolto sulla A21 ma poco dopo averla imboccata sono costretto ad accendere le luci, le tenebre sono ormai scese, il sidecar entra in riserva e si spegne.
Non c’è verso di ripartire, non ho più batteria.
Non rimane che chiamare il carro attrezzi, cosa non facile anche questa perché la centralinista mi chiede particolari assurdi, tipo a quale preciso chilometro dell’autostrada mi sono fermato, cosa pretendono che ne sappia uno che dopo una giornata di viaggio al freddo si trova fermo in corsia d’emergenza in autostrada con auto e camion che sfrecciano a pochi centimetri.
Sbraito un po’ con la centralinista ed alla fine il carro attrezzi arriva, ci porta da un meccanico a Manerbio, pochi minuti prima che chiudesse, prendiamo quello che possiamo di bagagli ed il meccanico ci porta in un bar poco lontano dove con uno spuntino e qualche bicchier di vino allentiamo la tensione.
È la fine di questa avventura fattasi davvero complicata, sfibrante e più costosa del previsto, mia sorella e mia mamma arriveranno poco più tardi in macchina a recuperarci, rientreremo a casa in nottata.
Si dice che tutto è bene quel che finisce bene, così è stato, ma mi resta l’amaro in bocca per non essere arrivato a casa con il mio sidecar, fermato dalla rottura del regolatore di tensione dopo aver superato tante avversità, ma anche questo è Elefante.
Max “Free Biker” Pavia