30-31 Gennaio 1 Febbraio - 53° Elefantentreffen - BVDM - Thurmansbang/Solla (Germania)
Dopo un Bike Expò mi ci voleva davvero un Elefantentreffen per disintossicarmi.
Quest’anno per la prima volta sono partito addirittura il mercoledì, ed è anche stata la prima volta in sella al mio sidecar.
Come da accordi Antonino è arrivato Pavia nel tardo pomeriggio di martedì, quella sera pernotterà da me, facendomi anche gentile omaggio di vari prodotti tipicamente piemontesi, (vini, grappe, e una torta alla nocciola).
Mercoledì mattina verso le 8 ci mettiamo in viaggio.
Non fa particolarmente freddo, siamo sugli 0° ma la temperatura salirà nel corso della giornata e non incontreremo precipitazioni.
L’unica difficoltà sta nel guidare il sidecar, sensibilmente più faticoso rispetto ad una moto “sciolta”
Inoltre la velocità media è più bassa, si tratta quindi di restare in sella per più tempo facendo anche più fatica.
Alle prime due soste carburate mi fermo con le mani e le spalle intorpidite poi i muscoli si abituano o forse imparo a tenere il sidecar senza tendere i muscoli e mi affatico di meno.
All’area di servizio di “Garda” sulla A22 ci fermiamo per uno spuntino, qui ci raggiunge Porthos dei Without Sound Genova, in sella al suo novo Sidecar BMW.
Il tempo si mantiene buono e le temperature relativamente calde anche nel mezzo delle Alpi, passiamo il Brennero, Innsbruck (A), e verso metà pomeriggio siamo a Rosenheim, (D), qui nevischia un po’ ma il fondo stradale rimane pulito e comunque siamo alla fine della prima tappa.
Prendiamo una camera alla Gasthof Hohensteiger, un bel posto ma un po’ caro, dove mi sono già fermato altre volte, però quest’anno devo dire che la cucina non è stata all’altezza, non cattiva, ma c’era poca scelta e non piatti particolarmente tipici.
Prima di cena abbiamo visitato la locale filiale di Louis, (una catena di negozi di articoli per motociclisti), ormai anche questa è una tradizione anche se ho ormai tutto quello che mi serve.
L’adesione di Antonino a questo viaggio ha scatenato la “febbre elefantiaca” nel suo moto club, i Galli Cisalpini, così due Galli gi raggiungono qui a Rosenheim, per poi proseguire insieme a noi, altri tre invece ci raggiungeranno nella giornata di venerdì direttamente a Solla.
Giovedì mattina il tempo rimane buono e le strade sono pulite, cosi’ decidiamo per il tragitto più breve ma che si dispiega quasi interamante su statali.
Prima la B15 verso nord fino ad Haag, poi la B12 verso est, questa poco prima di Passau si immette sull’autostrada A3 che imbocchiamo verso nord in direzione Deggendorf, da cui usciamo però dopo pochi km a Garhaam/Vilshofen, da qui per arrivare a Solla, rimangono pochi Km di strada nella Bayerischer Wald.
È un itinerario che ormai conosco a memoria e che trovo noioso trascrivere ma fa parte della cronaca del viaggio e potrebbe tornare utile al lettore.
Lungo tutto il percorso il paesaggio è ben poco innevato, la temperatura rimane alta e non incontriamo alcun tipo di precipitazione.
Nell’ultimo tratto autostradale complice la discesa e probabilmente anche la benzina V-power 100 ottani, (non venduta in Italia), il mio sidecar raggiunge l’incredibile velocità di 130 Km/h, da contachilometri, in realtà è almeno 10 Km/h in meno, perché monto ruote da auto più piccole di quelle da moto, in ogni caso non avevo mai raggiunto queste punte nemmeno da solo e senza carico, ed ora siamo in due e coi bagagli!
Arriviamo a Solla nel pomeriggio e prendiamo posto alla Landgasthof Geisselstein.
Io ed Antonino avevamo prenotato da mesi, non tutti gli altri non sono così organizzati ma riescono comunque a trovare una sistemazione chi più chi meno di fortuna, presso questo albergo, meglio così.
La Landgasthof Geisselstein è di fatto la nuova gestione delle vecchia Gasthaus di Otto, come la chiamavano vecchi affezionati dell’Elefante, dal nome del gestore.
Oggi la gestione è cambiata, l’albergo è molto funzionale e moderno, ci sono camere con tv e satellite e al piano di sotto bar e sala giochi con biliardo, ma credo che abbia un po’ perso il fascino di una volta.
La cucina funziona fino a tardi cosa insolita in questi luoghi e non è male, ma la scelta è limitata e si ha l’impressione che siano disponibili i piatti più veloci da preparare e tenere in caldo, del resto in occasione del raduno il locale ha un affluenza eccezionale e sarebbe molto impegnativo gestire la ristorazione come in delle giornate normali.
Anche le colazioni sono discrete, ma non eccezionali, spartane, più come te le aspetteresti ad un raduno che non in una gasthof.
Il sabato sera poi ci sarà anche un concerto nel salone principale, anche questa è una cosa poco in tema con lo stile dell’Elefantentreffen, ma piacevole anche per la scelta di brani country e rock.
Altra cosa, lasciano fumare liberamente nel locale, uscire a fumare dopo cena con -8°/-10° non è certo consigliabile, per questo i gestori e probabilmente anche la polizia locale chiudono un occhio nei giorni del raduno.
È la seconda volta che vedo applicare con lassismo la legge antifumo in Germania, peccato che non sia così anche da noi, in Italia c’è lassismo su tante cose e dove mi farebbe comodo non c’è, ma del resto questa contro il fumo è una battaglia più che altro d’immagine.
Ma torniamo al racconto, dopo esserci sistemati in gasthaus ed aver in parte cambiato l’abbigliamento da viaggio, scendiamo al raduno.
È solo giovedì e non ci si può aspettare il pienone, forse è meglio così, in ogni caso il raduno è in pieno svolgimento anche se ufficialmente comincerebbe solo domani.
Ci sono gente, tende, bivacchi e gli imbiss, (chioschi gastronomici), lavorano a pieno ritmo.
I seguenti due giorni seguiranno il medesimo programma, giornata al raduno e serata in gasthof, un elefante è un elefante l’ho già descritto tante volte per cui lascio che parlino le immagini.
Voglio solo fare alcune considerazioni, l’Elefantentreffen, è sempre stato un raduno diverso da quelli a cui siamo abituati.
L’Elefantentreffen è: motociclisti, moto, tende, fuochi, bivacchi, freddo e neve, (a volte anche fango), e la voglia distare insieme a far festa in questo sperduta valle.
Le gasthof erano quelle della zona e chi voleva poteva approfittarne, ma tali restavano, locande di campagna in una landa piuttosto sperduta.
Oggi pare che ci sia una ricettività alberghiera organizzata apposta per l’elefante, in particolare la Landgasthof Geisselstein di Solla essendo la più grande e vicina al raduno è organizzatissima per l’evento, tanto da arrivare a proporre musica dal vivo il sabato sera, ma credo che si sia un po’ persa l’atmosfera originaria di questi luoghi e di questo raduno.
Altra cosa per la prima volta ho avvertito l’aspetto scomodo di alloggiare in gasthaus invece che in tenda al raduno, se da un lato puoi disporre di tante comodità impensabili nelle buca di Loh, dall’altro non hai un punto di appoggio al raduno, e ti ritrovi girarlo avanti ed indietro o sostare in piedi ai vari chioschi, (posti a sedere ce ne sono pochissimi), e la cosa può diventare stancante.
Che sia ora di rifarmi un elefante in tenda?
Terzo, l’Elefantentreffen è cresciuto esponenzialmente in questi ultimi anni, il grande afflusso fa si che nella massa ci sia un po’ di tutto.
L’atmosfera rimane assolutamente amichevole ma l’alcool scorre a fiumi e qualche ubriaco noioso lo si trova, oppure c’è chi esagera come un tipo addormentato o svenuto semi collassato in sella ad un motorino.
Forse dipende dal fatto che questa è stata la mia 4° partecipazione consecutiva, o forse sono questi piccoli particolari, ma mi sta un po’ stancando, senza dubbio ci tornerò ancora perchè è sempre un evento unico, ma credo che per l’anno prossimo dirigerò le forcelle verso il Nurburgring per quello che sarà il mio secondo Altes Elefantentreffen, un raduno che per ora rimane più piccolo e più intimo e un po’ meno globalizzato, pur essendo più “normale” rispetto all’Elefante di Solla.
Del resto una volta ogni quattro anni si può anche cambiare e mi porterò a dietro qualche amico che non è mai stato lì.
Il viaggio di ritorno comincia la domenica mattina, il sidecar parte benissimo, il tempo rimane buono, tutto bene per cui percorriamo senza problemi la strada fino al confine austriaco, salvo una sosta per riscaldarci un po’con un caffè.
Sulle Alpi il freddo comincia farsi sentire davvero, anche a causa del vento sempre più forte man mano che ci avvicina al Brennero.
Niente in confronto la vento patito nel viaggio di ritorno l’anno scorso, ma sul un viadotto prima della stazione di servizio di Europabrucke rende la guida impegnativa.
Ci fermiamo alla stazione di servizio, il vento accentua la sensazione di freddo comincio a tremare, così ci concediamo una sosta e uno spuntino da MC Donald ed un caffè.
La stazione di servizio ha un finestrone panoramico sulla vallata sottostante davvero un bel panorama, si vede la neve depositata sul tetto turbinare nella vale al soffio del vento.
Un vespista, pure lui reduce dall’Elefante è terrorizzato dal vento che lo sbatte di quà e di là sulla strada, (con la vespa si deve sentire davvero molto), e mi ferma per chiedermi com’è più avanti, gli dico che probabilmente il punto peggiore è il viadotto appena passato, ma di non aspettarsi un gran cambiamento almeno fino ad oltre il Brennero.
Ripartiamo e man mano che si va avanti comincia a nevicare sempre di più.
Passiamo il confine con l’Italia all’imbrunire, la neve continua a scendere e comincia ad attecchire sul fondo stradale.
È ormai sceso il buio quando giungiamo a Vipiteno, anche se col il sidecar non rischiamo una caduta non è il caso di proseguire di notte ed in mezzo alla nevicata cosi decidiamo di fermarci qui.
Quella notte alloggiamo in un bel albergo nemmeno tanto caro se si considera che ha tre stelle e ci offre il garage per le moto compreso nel prezzo.
Una buona cena e poi me ne vado a letto il freddo ed i km mi hanno fiaccato, Antonino a Porthos invece si tratterranno più a lungo.
Lunedì mattina Vipiteno è avvolta da una spessa coltre di neve e continua scendere.
Riposati e sicuri sui nostri sidecar affrontiamo l’ultima tappa di questa avventura.
Fino a Rovereto nevica ed abbastanza forte, tanto da dover frequentemente pulire la visiera.
In questi km di viaggio sotto la neve o potuto davvero apprezzare la sicurezza che ti da la terza ruota, hai un appoggio e anche se nevica sai che non puoi cadere al massimo sbandare, non ti preoccupi molto se la neve attecchisce sul fondo stradale, basta andare più piano.
Con due ruote la tensione di guidare in una nevicata può essere tale da farti commettere uno sbaglio e cadere.
Ho viaggiato più di una volta in moto con la neve e so cosa significa, per questo mi sono preso un sidecar.
Dopo rovereto comincia piovere, una pioggia fitta e fredda, che purtroppo riesce a penetrare oltre la giacca, facciamo un sosta a Verona e già sono umido quà e là.
Rimangono meno di 200 Km fino a Pavia e decido di percorrerli d’un fiato così da non restare troppo in sella con gli indumenti umidi, lancio il sidecar a manetta per metterci il meno possibile ma è cmq un agonia di freddo e ti fatica.
Dopo Brescia comincia ancora a nevicare, sempre meglio che la pioggia ma il freddo si fa sentire.
I paesaggi a bordo della strada sono ben più elefantiaci di quelli visti in Germania.
Quando arrivo alla stazione di servizio di Stradella sono esausto e fradicio di acqua gelida, a fatica riesco ad accendermi un sigaro ma ci vuole per allentare un po’ la tensione.
Cerchiamo di avere notizie sulle condizioni dell’autostrada fino a Genova, interpellando telefonicamente amici e parenti e chiedendogli di guardare anche su internet.
Le notizie non sono confortanti, così consiglio a Porthos di fermarsi ancora una notte nei paraggi ma deciderà di proseguire fino a casa.
Io e Antonino lasciamo l’autostrada e puntiamo verso Pavia, mancano poche decine di km, nemmeno metto i quanti perché sono bagnati e difficili da infilare, le muffole sulle manopole dovranno bastare.
A casa mentre esausto mi riprendo con un te caldo mi arriva l’SMS di Porthos, è arrivato a casa senza problemi nonostante la nevicata, anche sta volta è andato tutto bene.
Max “Free Biker” Pavia