Altes Elefantentreffen am Nurburgring 2005  

                                                   

Quest’anno, dopo tre partecipazioni consecutive, (quattro in tutto), ho deciso di non partecipare al mitico Elefantentreffen di Thurmansbang/Solla, in favore di un altro Elefante, molto meno conosciuto, sto parlando dell’Altes Alefantentreffen, (Vecchio Elefantentreffen), che si tiene nel campeggio adiacente allo storico circuito del Nurburgring.
La storia è questa: l’Elefante negli anni ‘70 si teneva al Nurburgring, ma inseguito a ripetuti disordini che causarono pure un morto venne vietato su tutto il territorio tedesco, così fu spostato dapprima a Salisburgo in Austria, poi dopo alcuni anni di esilio ritornò in terra tedesca nella Bayeriscer Wald, (Foresta Bavarese), dove tuttora si svolge senza particolari problemi.
Pare che però un gruppo di appassionati di questa manifestazione, non si riconoscesse più nell’Elefantentreffen organizzato dalla BVDM, (Organizzazione Federale dei Motociclisti Tedeschi), immagino che lo considerassero troppo affollato ed confusionario, decisero quindi di mettere in piedi un altro Elefante, nella storica sede del Nurburgring.
L’organizzazione di questo Elefante è un non meglio specificato E-team, dove immagino che E stia per Elefantentreffen.



Giovedì 24 febbraio: di buon mattino mi metto in viaggio rigorosamente da solo.
Indosso la mia tenuta motociclistica invernale, ampliamente testata, ma non sempre sufficiente, perché “quando fa freddo fa freddo e c’è poco da fare”.
Il freddo è sopportabile e la strade sono pulite nonostante le abbondanti nevicate dei giorni scorsi.
Mi dirigo verso nord, Milano, Como, passo il confine svizzero.
Il primo svantaggio nella trasferta all’Altes Elefantentreffen è che data la sua ubicazione, per raggiungerlo si è obbligati ad attraversare la Svizzera, nettamente più fredda rispetto al Passo del Brennero che faccio per andare all’Elefantentreffen di Thurmansbang/Solla.
Vero è che siamo un mese più avanti, quasi marzo ormai, ma pare che questo sia un anno freddo.
Comunque, mi dirigo verso il tunnel del San Gottardo, man mano che mi ci avvicino addentrandomi sempre più nelle Alpi Svizzere, il freddo aumenta, costringendomi ad una sosta per riprendermi un po’ con un caffè caldo, le strade però sono pulite.
Attraverso il famigerato Gotthard Tunnel, 17 km ad una sola corsia per senso di marcia, da percorrere a circa 50 km/h, ed inquinamento alle stelle, almeno la temperatura è molto elevata e mi riprendo ulteriormente.
Passato il Gottardo, mi dirigo verso Basilea, la passo ed entro in Germania, qui il clima migliora, ai bordi della strada ci sono pochissime tracce di neve.
Passata Freiburg, però il comincia a nevicare a tratti, sono quasi le 17, avrei ancora oltre un’ora di luce, ma temo di trovarmi bloccato in autostrada dalla neve, così tiro avanti solo fino a Baden Baden, dove mi fermo per pernottare.
Trovo sistemazione in un alberghetto, non c’è parcheggio ma un tipa che abita lì vicino e si è fermata ad ammirare la mia California mi offre di parcheggiare nel suo posto auto, in un cortiletto adiacente l’albergo.
Dopo cena la stessa tipa mi trascinerà in giro per il centro di Baden Baden, per locali strani e costosi, e poi….. insomma manderà all’aria i miei proposti di una tranquilla notte di riposo in vista della seconda tappa.

Venerdì 25 febbraio: nonostante la notte in bianco mi sveglio presto, faccio colazione e mi rimetto in viaggio, nonostante, la tipa della sera prima, insista per trattenermi…..
Il cielo è limpido ma fa molto freddo, per di più la stanchezza dovuta alla notte insonne si fa sentire.
Per fortuna non manca ormai molto, e da qui è tutta autostrada, veloce e diretta.
Passo Karlsrhue, al nodo autostradale di Mannheim/Ludwingshafen, devio verso ovest, in direzione Koblenz, una volta lì ancora una netta deviazione verso ovest in direzione di Trier e del Lussemburgo.
Esco dall’autostrada ad Ulmen, da lì al raduno sono 20 km.
Ho passato zone più o meno fredde e innevate nel viaggio di oggi, ma qui le campagne sono completamente coperte da una spessa coltre bianca
E’ il primo pomeriggio quando giungo al raduno e c’è veramente poco, avendo visto l’Elefante di Solla, il mio primo pensiero è “Tutto qui?”.
Ad ogni modo ormai sono qui e dopo che mi sono fatto tutta questa strada, voglio vedermi bene questo raduno, ne valga o meno la pena.
L’ingresso è caro, 20 €, e pensare che io mio ero lamentato per i 18 € dell’Elefante di Thurmansbang/Solla del 2004.
Pare però che il costo elevato sia da imputare ai gestori del “Camping am Nurburgring”, dove si svolge il raduno, che per contro però fornisco molti più servizi di quanti non ce ne siano a Solla, bagni decenti, docce ed acqua calda.


La colonia italiana a differenza di Solla, qui è molto ridotta, mi dicono che siamo circa in venti, io ne ho contati circa di una decina.
Incontro due membri del Motoclub Touring Genova, due tipi di Bergamo, un emiliano, due del Motoclub Saronno, ed anche un noto sidecarista italiano, che in passato organizzava trasferte in comitiva all’Elefante di Thurmansbang/Solla, a lui avevo chiesto informazioni riguardo a questo raduno, si era dimostrato gentile e disponibile, peccato che conoscendolo bene lo trovi saccente e petulante, continuamente intento a far notare a tutti che lui gira da tanti anni, (attenzione che i tempi cambiano e non si vive solo di glorie passate).


A Solla, il centro del raduno è il fondo di una conca, qua è la cima di una collinetta da dove si vede parte del circuito del Nurburgring, lassù ci sono il banchetto delle iscrizioni e dei souvenir, e due bar/ristoranti uno più grezzo costituito da un tendone tipicamente da raduno ed uno in muratura.


Resto al raduno fino al tardo pomeriggio, poi vado a sistemarmi in una Gasthaus, nel vicino villaggio, di Mullenbach, dove ceno, con un curioso piatto di cinghiale con, crocchette di patate, panna montata, marmellata di frutti di bosco e pere sciroppate come contorno, non male comunque.
Dopo cena torno al raduno, a piedi, sono tre chilometri, una passeggiata di mezzora, per digerire fumando un mezzo toscano.
Mi trattengo al raduno fino ad oltre mezzanotte, principalmente attorno al fuoco dell’accampamento italiano, dove molto gentilmente mi ospitano, uno dei due milanesi è un personaggio eccezionale, ha 60 anni è venuto fin qui con una vecchia Ariel del 1940, moto che è più vecchia di lui, viaggiando a non più di 75-80 km/h, dorme in tenda e nonostante sia il più vecchio del gruppo è il più simpatico e compagnone.

 


Al ritorno i 3 km dal raduno alla gasthaus mi sembrano più lunghi, la strada è deserta, solo la luce della luna e delle stelle a riflettersi sulla neve, le sagome nere degli alberi…. ci manca l’ululato di un lupo e saremmo a posto, lupi a parte può sempre esserci qualche malintenzionato ed io ho solo un piccolo coltello serramanico.

Sabato 26 febbraio: finalmente ho fatto una dormita come si deve, mi sveglio verso le otto, colazione in gasthaus e poi prendo la moto e vado al raduno.
Il raduno si comincia ad animare, e la piazzetta all’ingresso del camping è piena di moto e di gente.
Conosco alcuni tedeschi, coi quali chiacchiero un po’ di moto e di raduni, uno di loro mi parla di un certo raduno invernale sempre in Germania, Augustusburg Treffen a cui prima o poi parteciperò, un altro mi dice di essere stato ad un raduno invernale in Norvegia, oltre il circolo polare artico!
Più tardi ritrovo gli italiani di ieri e passo con loro, più o meno tutta la giornata, girando per il raduno, io scatto diverse foto a vari mezzi e personaggi particolari.
Sia per pranzo che per cena mi appoggio al chiosco in cima al raduno, la qualità è nello standard dei raduni tedeschi, gulashuppe, bratwurst, curry wurst, insomma rimangiava meglio in gasthaus, ma qui sono sul posto.


Dopo il tramonto, si dovrebbe tenere una sfilata di sidecar con le fiaccole, vecchia tradizione elefantiaca in memoria dei caduti del motociclismo, non c’è molto posto per sfilare dentro al camping però, ad ogni modo io non vi assito, resto nel bar a bere, fumare e chiacchierare.
Ormai si è fatta quasi mezzanotte e gli italiani con cui ho passato la giornata si ritirano inteda, in previsione del lungo viaggio di domani, ed anch’io decido di tornare alla gasthaus.


Durante tutto il giorno a nevicato più o meno intensamente, speravo però che il tratto di strada tra il camping e il villaggio di Mullenbach fosse più battuto e quindi pulito invece non è così.
Già faccio fatica a smuovere la moto dal parcheggio innevato, mi aiuta un ragazzo dell’organizzazione, ma il difficile deve ancora venire.
I 3 km che mi separano dal villaggio sono in discesa e ricoperti da uno strato di neve spesso un dito, intanto continua a nevicare, ci metterò un ora per percorre quei 3 dannati km, tutta in folle spingendo la moto coi piedi o al massimo in prima, senza poter frenare con col freno davanti perché la ruota scivolava di lato, frenando con quello dietro ma la moto andava avanti lo stesso patinando sulla neve, senza mai accelerare molto altrimenti la moto sbandava dietro.
Un incubo di fatica, sudore, freddo, neve, oscurità e paura di una rovinosa caduta dalla quale difficilmente sarei riuscito a risollevare la moto, se avessi cercato di rialzarla sulla neve sarebbe scivolata in avanti a meno che qualcuno non la puntellasse dalla parte opposta, ma li non c’era nessuno.
Ad ogni modo riesco ad arrivare sano e salvo alla gasthaus, sono distrutto, mi bevo solo una birretta per allentare la tensione, mentre gli avventori del locale mi guardano stupiti, poi vado a letto, domani mi aspetta un lungo viaggio.



Domenica 27 febbraio: mi sveglio e vedo che splende il sole, il cielo è limpido, però sulle strade del villaggio ci sono ancora tracce di neve.
Faccio colazione, carico la moto e mi metto in viaggio.
La temperatura e però molto bassa e per di più c’è un vento fastidioso, le strade sono bagnate e qua e là con rimasugli di neve, questo mi riflette negli occhi la luce del sole e mi disturba non poco.
I 20 km che mi separano dall’autostrada lì percorro molto a rilento, poi però si comincia viaggiare.
Più a sud il tempo peggiora, faccio un tratto di circa 80 km sotto una abbondante nevicata, la cosa mi preoccupa perché la strada è ancora lunga, ma fortunatamente il fondo stradale rimane praticabile.
Più avanti le nevicate lasciano il posto al sereno ma con freddo talmente intenso da costringermi a delle soste per riprendermi in più di quelle fissate ogni 150 km per il rifornimento.
Quando mi fermo nelle stazioni di servizio la prima cosa che faccio e andare al bagno e stare almeno 10 minuti con le mani sotto al bocchettone dell’aria calda, per di più già all’andata mi si erano aperti dei tagli sulla punta delle dita.
Sono 18 quando decido di fermarmi all’ultimo villaggio in terra tedesca prima del confine svizzero, Weil am Rhein.
Qui trovo riparo per la notte in una accogliente pensione familiare, e ceno in un vicino ristornate, fa molto freddo e c’è tanta neve ai bordi delle strade, mi addormento sperando bene per l’indomani.

Lunedì 28 febbario: anche oggi il tempo è bello, ma la temperatura continua ad essere molto bassa, certo non manca molto all’Italia, ma devo attraversare le Alpi, la parte più lenta e più fredda del tragitto.
Passo il confine svizzero, la tangenziale di Basilea è un incubo, ci sono molti rimasugli di neve sulla strada, ho il sole negli occhi, ci sono diversi sottopassaggi, ed è terribile entrare nel tunnel buio avendo da sopra il tunnel il sole che ti sbatte negli occhi, ai 4 o 5 metri in cui sei cieco, rallento a 40 km/h e pure meno in quei frangenti, ma c’è molto traffico di camion che talvolta capiscono talvolta mi suonano.
Passata Basile, prendo la strada per il tunnel del Gottardo, ed il freddo aumenta, sono costretto a fermarmi in una stazione di servizio per riscaldarmi un po’ e non ho percorso nemmeno 100 km.
Decido che se continuerà con questo freddo mi fermerò ad ogni stazione di servizio fosse anche una ogni 50 km per riscaldarmi.
Arrivo al tunnel del Gottardo, lì dentro fa caldo e mi riprendo un po’, dall’altra parte fortunatamente il clima è migliore, trovo solo una leggera nevicata verso Lugano, ma la strada è praticabile, e viaggio speditamente, per le 16 sono a casa, con un esperienza in più sulle spalle, oltre 1.700 km il più sulla moto ed una pezza in più sul gilet.



Conclusioni: sarà la mia passione per la Germania e per il Nord Europa, ma l’Altes Elefantentreffen mi sento di consigliarvelo.
Lasciamo perdere se sia o meno morale utilizzare il nome di un raduno così mitico e storico, sulla qual cosa, mi resta qualche dubbio.
Certo non è l’Elefante di Thurmansbang/Solla, è molto più piccolo, meno della metà, e si vedono molti meno personaggi pittoreschi e molte meno moto strane.
Per contro è più tranquillo e meno incasinato, (per qualcuno potrebbe non essere un vantaggio), è molto più fornito di servizi, si svolge in un campeggio, troverete bagni, docce ed acqua calda, non è cosa da poco se pensate che a Solla diventa un problema anche solo lavarsi la faccia e le mani se si è in tenda.
C’è anche la possibilità di affittare una roulotte dove pernottare, ma il prezzo è elevato.
Il biglietto d’ingresso pure è molto caro, 20 €, e non regalano niente a parte il braccialetto per entrare ed uscire, a Solla nel 2004 era 18 € e regalavano il libretto col programma, un adesivo e la targhetta con l’anno, qui invece devi comperarti tutto, danno solo il programma che è un foglio fotocopiato.
Per di più non ci sono spettacoli o attrazioni varie, l’Elefante è così, neve, freddo, fuochi, tende, moto e motociclisti, diverso non lo vogliamo, ok, ma 20 € ,(e pure 18), sono tanti per questo.
Il tragitto da Milano per il Nurburgring è più lungo rispetto a quello per Thurmansbang/Solla, ho percorso oltre 1.700 km tra andata e ritorno.
Per di più si deve attraversare per forza la Svizzera, che è molto più fredda. (facendo il Brennero ci si troverebbe troppo ad est), si deve fare molta più strada in mezzo ed a nord delle Alpi, dove il clima è più freddo rispetto che a sud di queste, certo si è un mese più avanti, ma io ho trovato comunque molto freddo.
Di buono c’è che il tragitto specie in Germania è molto più diretto, praticamente tutta autostrada fino a 20 km dal raduno.
Se vi troverete a dover scegliere tra l’Elefantentreffen di Solla e quello del Nurburgring scegliete Solla, è più… fuori del normale, ma una volta se potete fatevi L’Altes Elefantentreffen am Nurburgring, non è il raduno dove tornerei tutti gli anni ma sono contento di averlo fatto.